Roma, 9 feb – E’ stato l’argomento cardine della politica nazionale ed internazionale tra novembre e dicembre. Ora, quasi scomparso dai radar delle testate e delle notizie online, molti forse neanche ricordano del Global Compact. Errore. Errore comprensibile, ma comunque errore. E’ bene avere bene in mente la situazione: qualcuno tra qualche mese tornerà alla carica.

Marrakech

Il buonismo internazionale si dà appuntamento in Marocco nello scorso dicembre. Obbiettivo, adottare il famigerato Global Compact for Migration, conosciuto anche come Dichiarazione di New York, poiché firmato da 190 paesi nel 2016 nella Grande Mela.

Principale obbiettivo del Global Compact è quello di creare un sistema internazionale per l’accoglienza degli immigrati. Con impegni severi per tutti i Paesi di “tutela dei diritti e bisogni del migrante”.

“Parlamentarizzare”

Dopo un’iniziale apertura del nostro Paese, il governo ha fatto dietrofront, non presentandosi nemmeno a Marrakech. Il perché lo ha spiegato direttamente il ministro Salvini: “Il governo italiano, come hanno fatto gli svizzeri che il Global Compact lo hanno portato avanti fino a ieri e poi hanno detto fermi tutti, non firmerà alcunché e non andrà a Marrakech. Deve essere l’aula a discuterne”.

In sintesi, il pensiero portato avanti dal Governo M5S e Lega (con l’appoggio di Fratelli d’Italia) è il seguente: la questione è troppo cruciale per essere affrontata solo dal Governo. Per amor di spirito democratico occorre “parlamentarizzare” la discussione, nel pieno rispetto della volontà dei cittadini.

Principio condivisibile forse e, dato anche l’alto grado di sofferenza della popolazione italica nei confronti dell’immigrazione, destinato ad ottenere una svolta nei prossimi mesi. Arriverà un “No”? Forse, ma comunque il dibattito è stato, almeno al momento, rinviato e accantonato. Come una parentesi chiusa.

Cosa c’è sotto?

Il discorso di Salvini, tuttavia, non basta e non può bastare. Il patto di New York non va rinviato, va fermato. Annientato. Stroncato.

Dietro le logiche buoniste da prima comunione del Global Compact c’è ben altro. Tra i principi fondamentali dell’accordo c’è una frase aberrante che lascia intravedere logiche molto più complesse di ciò che può sembrare. Il patto infatti vuole e pretende “riconoscimento e incoraggiamento degli apporti positivi dei migranti e dei rifugiati allo sviluppo sociale”

Le mire dell’Onu

La visione di un’immigrazione come apporto positivo e come occasione culturale è davvero molto cara ad una destra internazionale capitalistica, liberista e commerciale; così come piace molto alla sinistra globale, dedita all’abbattimento totale di ogni forma di barriera (fisica, culturale, commerciale) tra Paesi. Sostituzione etnica come cavallo di battaglia, in vista della creazione di un homo novus. Il perfetto consumatore che tutto compra e nulla disprezza. Il perfetto mondialista, senza patria e convinto della propria libertà, dentro alla teca chiusa e fredda della globalizzazione. Il perfetto schiavo, senza lavoro e senza ideali ma con tanta, tanta paventata democrazia.

Dire No. Senza rinvii

L’immigrazione non è e non sarà mai un fenomeno positivo. E’ un fatto grave, alimentato da molteplici cause recenti e non, e finanziata, cercata, abbellita da tante ridondanti parole.

Nessuno si potrà opporre senza essere tacciato di razzismo, fascismo, assassino. Come nel famoso libro di Orwell, il Grande Fratello della globalizzazione detterà norme e misure su come affrontare la questione. O meglio, su come non affrontarla. L’incoraggiamento agli sbarchi significherà incoraggiamento a nuovi ghetti, al precariato perenne, alla tensione sociale.

Non dimenticate dunque, non pensate che sia finita. Una guerra rinviata non è una guerra vinta.

Giacomo Novelli

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