BELGIUM-CREAM-PIE-GODIN-LEVYRoma, 26 ago – Che qualcuno ti uccida, alla fin fine, rientra nel novero delle possibilità. Ma che, mentre stai morendo, ti faccia pure la morale, colpevolizzandoti per la tua morte, questo è francamente insopportabile. L’articolo di Bernard-Henri Lévy pubblicato oggi sul Corriere della Sera è un po’ una cosa di questo genere.

In un mondo normale, Lévy non avrebbe più credibilità da un pezzo. Non come intellettuale, almeno, come piacione da reality non mettiamo in discussione le sue credenziali.

Eppure eccolo lì, sulle colonne del principale giornale italiano che ci intima di distinguere “tra immigrazione economica e politica, ovvero tra i rifugiati spinti dalla povertà e quelli scacciati dalla guerra, tra la famosa e universale ‘miseria del mondo’ di cui nessuna società, per quanto solidale e generosa, potrà mai farsi carico interamente, e i superstiti dell’oppressione, del terrore, dei massacri, verso i quali abbiamo invece l’obbligo di offrire ospitalità incondizionata, che si chiama diritto di asilo”.

Fra coloro che sbarcano a Lampedusa e Kos, spiega Lévy attingendo a statistiche a noi sconosciute, “l’80 per cento” fanno parte della seconda categoria.

Ora, si dà il caso che l’uomo che ci ordina di accogliere coloro che “fuggono dalle guerre” sia anche uno di quelli che queste guerre le hanno volute, fomentate e persino causate: l’intellò parigino si è sempre vantato di aver organizzato in prima persona gli incontri tra il leader dei “ribelli libici”, Mahmoud Jibril, e il presidente francese Sarkozy. Consigliere di quest’ultimo (e questo già basterebbe a qualificare Sarkozy), lo ha convinto allo sciagurato intervento in Libia che ha trasformato uno Stato autoritario ma efficiente in un porto franco per tagliagole, jihadisti e trafficanti d’uomini.

Il ruolo di BHL nel dilagare del disordine in Libia è del resto documentato nel documentario Le Serment de Tobrouk, scritto, diretto e interpretato dallo stesso Lévy.

Ovviamente l’interessato si rende conto della contraddizione e allora se ne esce con un vero colpo di genio: quando sarà chiara la necessità dell’accoglienza, spiega, qualcuno alzerà una cortina fumogena “affermando cioè che le guerre da cui fuggono i profughi sono le guerre in corso nei Paesi arabi da noi bombardati, mentre si tratta – sempre cifre alla mano – di un’immigrazione proveniente soprattutto dalla Siria, tra i Paesi arabi, dove né l’Europa né il mondo hanno voluto affrontare una guerra che avevamo il dovere di fare, in virtù del diritto internazionale, quando un dittatore pazzo, dopo aver sterminato 240 mila suoi concittadini, si è messo in mente di svuotare il suo Paese”.

Capriole dialettiche che potrebbero bastare per vincere il premio “Faccia tosta” dell’anno.

Quindi, par di capire, la situazione nel Nord Africa è in fiamme non per le “primavere arabe” volute e fomentate dai vari BHL, ma per l’unica “primavera araba” – leggi: insurrezione jihadista – che uno Stato sovrano sta cercando di fermare militarmente.

Per dire queste cose senza ridere serve davvero una capacità di affabulazione più unica che rara. BHL è un artista: della menzogna, dell’intrigo e del terrore, ma pur sempre un artista. Complimenti al Corriere della Sera per essersi aggiudicato le prestazioni professionali di un siffatto campione della libertà.

Adriano Scianca

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