Milano, 6 set – Imane Fadil, la giovane 34enne modella marocchina, super testimone nel processo Ruby a carico dell’ex premier Silvio Berlusconi, è morta per cause naturali. A distanza di sei mesi dalla morte, i risultati dell’autopsia non lasciano spazio ad altre ipotesi. La modella, secondo le analisi effettuate dai medici legali, è deceduta per aplasia midollare, una malattia che blocca la produzione di piastrine, globuli rossi e globuli bianchi. Ancora non sono chiare le cause che hanno portato all’insorgere del male.

Quando si ricoverò presso la clinica Humanitas di Rozzano (Mi), il personale medico cercò in tutti i modi di salvare la vita della ragazza che nel giro di un mese, tra atroci sofferenze, si spense. Imane era giovane, bella e in salute; era impossibile poter immaginare una morte così repentina e dolorosa.


Considerata la sua importanza come testimone chiave nell’ambito del processo contro Berlusconi, la giovane donna, nel corso della sua inspiegabile convalescenza, rendendo noto il timore di essere stata avvelenata, si dichiarò vittima di un complotto ordito per evitare che potesse testimoniare in udienza. Dalle analisi, effettuate sul sangue e sulle urine, risultava nel corpo della 34enne una massiccia presenza di elementi radioattivi (cadmio, antimonio e cromo). I media iniziarono a parlare di omicidio volontario tramite avvelenamento, sul modello di quanto accaduto all’ex spia russa Litvinenko, ucciso dal polonio 210 a Londra nel 2006.

Imane Fadil non è stata avvelenata

A distanza di mesi dalla morte, avvenuta lo scorso 1° marzo, il team di medici, guidati dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, incaricati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Luca Gaglio e Antonia Pavan, hanno smontato la tesi della morte per avvelenamento: si è trattato di aplasia midollare.

Secondo l’Associazione italiana contro le leucemie la malattia che ha portato al decesso di Imane Fadil si differenzia in due forme: acquisita (80% dei casi) oppure congenita (20% dei casi). Nel primo caso vanno effettuate altre due distinzioni a seconda dell’origine del male: idiopatica quando le cause sono sconosciute; secondaria quando invece sono note. In base alla seconda origine, l’aplasia può scaturire in seguito ad una reazione dovuta all’ipersensibilità ad un farmaco, in seguito all’esposizione ad agenti chimici oppure da un virus.

I pm, dopo aver svolto tutti gli accertamenti possibili, sono in procinto di chiedere l’archiviazione del caso che diverrà ufficiale non appena avranno modo di leggere i risultati ufficiali dell’autopsia, non ancora giunti in Procura a Milano. Intanto la salma della ragazza marocchina è stata restituita, per i funerali, ai familiari. Il fratello Tarek, a nome di tutti i parenti, chiede giustizia: «Vogliamo una risposta chiara, vogliamo capire bene come è morta Imane, questa non è una risposta, non è possibile che in poco tempo se ne sia andata via così».

Lo sfogo di Marina Berlusconi: “Cultura dell’allusione e della calunnia”

Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato una lunga lettera inviata da Marina Berlusconi al direttore del quotidiano Luciano Fontana. La figlia del Cavaliere, alla luce degli sviluppi sul caso Imane Fadil, ha colto l’occasione per tirare le orecchie un po’ a tutti gli organi di stampa che si sono lasciati andare a congetture più che fantasiose sulle presunte responsabilità che il padre avrebbe avuto riguardo la morte della modella: «Caro Direttore, ora che l’evidenza dei fatti impone a tutti di tornare alla razionalità, una riflessione relativa al modo in cui la terribile vicenda della morte di Imane Fadil è stata gestita credo sia giusto farla».

L’incipit della missiva fa capire immediatamente che la figlia dell’ex premier ha intenzione di levarsi più di qualche sassolino dalla scarpa e infatti tirando in ballo «il ruolo e l’obiettività dell’informazione» e «la cultura dell’allusione e della calunnia che intossica la vita democratica del paese» prende apertamente le difese del padre in quanto una delle principali vittime di «meccanismi avvelenati». Marina Berlusconi, inoltre, definendo il processo Ruby «una storia più attenta alle morbosità da voyeur che alla realtà giudiziaria. Un processo costruito sul nulla, finito infatti con un’assoluzione piena» per suo padre, ha ironizzato sul fatto che «qualunque persona sana di mente farebbe fatica a immaginare un killer assoldato ad Arcore che gira per Milano con nella valigetta sostanze capaci di annientare mezza città e tutto questo per eliminare una ragazza indifesa». L’attuale presidente di Fininvest e del gruppo Mondadori ha chiuso poi l’epistola all’insegna del pessimismo: «Faccio fatica ad essere ottimista, e ne faccio ancora di più se guardo a quel che il Paese si appresta a vivere (chiaro riferimento al nuovo governo giallorosso ndr)» e dell’avversione per la «cultura dell’insinuare, del calunniare nascondendosi dietro un condizionale, dello sporcare in nome dei sacri principi… è una cultura» ha aggiunto: «che mina alle fondamenta valori come garantismo, giustizia, verità, valori su cui poggia ogni vera democrazia».

Lo sfogo è più che legittimo, non vi è dubbio tuttavia al termine di questa triste vicenda chi ha avuto la sorte peggiore è stata certamente la giovane marocchina: una delle tante ragazze di bell’aspetto, attratte dalle luci sfavillanti di Milano, con il sogno di cambiare radicalmente vita. Voleva fare la giornalista sportiva in TV Imane Fadil, sognava una vita agiata e forse pensava che, partecipando a quelle «cene eleganti», il sogno si sarebbe potuto realizzare più velocemente. Purtroppo un male incurabile ha interrotto la sua strada.

Alessandro Boccia

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