Milano, 17 lug – Bambini maltrattati e immigrazione, certamente un binomio sgradito alla propaganda mainstream, almeno quanto l’orribile vicenda di Bibbiano. Solo da Milano arrivano due casi, molto gravi e odiosi, di cui i giornali parlano sì, ma senza interrogarsi più di tanto su qualcosa che potrebbe minare le loro granitiche certezze in materia di “integrazione”.

Matrattamenti a bimba disabile

Il primo riguarda una storia di maltrattamenti ai danni di una bambina disabile di tre anni per cui sono finiti in carcere a inizio giugno i genitori, di nazionalità egiziana. L’11 luglio gli agenti del Nucleo Tutela Donne e Minori della Polizia locale di Milano, hanno fermato anche la zia della piccola, una donna di 30 anni, ritenuta coinvolta e sul cui conto sussistono indizi di colpevolezza e il concreto pericolo di fuga, dato che aveva già acquistato un biglietto di sola andata per l’Egitto per i giorni seguenti.

Volevano avvelenarla


Da quanto emerge dagli accertamenti a carico della zia, si sarebbe resa responsabile di gravi maltrattamenti fisici e psicologici sulla nipote, commessi sia nella casa di famiglia sia durante il ricovero in ospedale (le avevano rotto un braccio) prima che la minore fosse sottratta alla potestà genitoriale. La donna dava infatti il cambio al cognato nell’assistenza alla piccola ricoverata. Fatti che emergerebbero dalle telefonate con la sorella in cui le due parlavano di pizzicotti, tentativi di soffocamento, capelli strappati. Oltre ad altri tipi di violenza per costringere la bambina a vomitare, fino ai propositi di avvelenamento della piccola.

“Odio mia figlia”

Le intercettazioni telefoniche avevano già portato all’arresto dei genitori, fermati mentre erano su un bus per Malpensa da cui intendevano scappare nel loro Paese d’origine insieme agli altri quattro figli. “Odio mia figlia, metto il veleno nel suo mangiare. La scimmia è un grosso problema“, dicevano i due tra le altre abominevoli considerazioni. La vicenda era iniziata a metà maggio quando la bambina finì al pronto soccorso per quelli che erano stati genericamente presentati come dolori. Le radiografie però raccontavano altro, delineando un quadro assai grave. La figlia della coppia egiziana presentava una frattura scomposta, ormai calcificata, risalente a tre o quattro settimane prima. Ma non era tutto, perché si evidenziavano altre brutte fratture multiple non curate su cui i genitori hanno fornito spiegazioni non convincenti e contraddittorie (“E’ caduta dal divano, è caduta dal letto”). La coppia di nordafricani a un certo punto ha capito che le cose con la giustizia si stavano mettendo male e ha deciso preparare la fuga, non prima, sempre da quanto uscito dalle intercettazioni, di essersi sbarazzata definitivamente della figlia, che doveva essere uccisa nel letto d’ospedale dove si trovava. Una trama horror, insomma, a quanto pare terribilmente reale.

Anche la seconda storia fa spavento e anche in questo caso il contesto familiare è straniero. Una donna marocchina di 27 anni ha patteggiato davanti al gup di Milano una pena di tre anni di reclusione per le lesioni procurate al figlio di cinque anni, sottoposto a una vera e propria tortura. Il piccolo è stato disteso dalla madre su un tavolo e ustionato col ferro da stiro. Sul suo corpo si contavano undici bruciature e ventisei ecchimosi.

Ma cosa aveva fatto il bimbo per “meritarsi” una tale punizione? Era tornato a casa con uno strappo nei pantaloni e questo aveva mandato su tutte le furie la genitrice. Quest’ultima ha poi giustificato il suo comportamento con lo stato di stress che stava attraversando in quel periodo per via di una relazione sentimentale infelice e poi terminata con un uomo, anch’egli indagato per i maltrattamenti.

Dopo la scoperta delle lesioni, nel dicembre scorso, il bambino era stato subito tolto alla madre ed era stato messo in una comunità protetta. Il Tribunale per i minorenni ne sta valutando l’adottabilità.

Fabio Pasini

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