Milano, 18 mar – La Milano di Beppe Sala è la Disneyland degli immigrati: coccolati, protetti (anche troppo – soprattutto nella zona della Stazione Centrale), foraggiati, difesi nei loro diritti. Poteva forse mancare la corsia preferenziale per quanto riguarda l’assegnazione delle case popolari? No, chiaramente: così sui primi 300 posti del bando per l’assegnazione degli alloggi, 207 sono stranieri.

Welfare anti-italiano

Per il consigliere comunale e regionale del Gruppo Misto Silvia Sardone, intervistata dal Giornale, “il 21esimo bando integrativo per l’aggiornamento della graduatoria comunale” è la riprova che a Milano vige la politica del “welfare anti-italiano tanto caro alla sinistra”.  “Scorrendo la lista sembra di essere in Nordafrica o in Sudamerica – aggiunge la Sardone – non certo a Milano: i cognomi italiani sono la netta minoranza e purtroppo sarà sempre così finché non verranno adottati correttivi ai bandi”. Eppure qualcuno ha pensato ad una soluzione: il Comune di Sesto San Giovanni, ad esempio, a guida centrodestra, ha dato un giro di vite alla situazione. Il sindaco Roberto Di Stefano e l’assessore Claudio D’Amico hanno reso obbligatorio, per gli stranieri che fanno domanda di assegnazione, la presentazione di un documento che “dimostri la non sussistenza di una proprietà all’estero“. Tale documento dovrà essere prodotto e certificato dal Paese d’origine del richiedente. Sono finiti i tempi delle autocertificazioni, quasi sempre fasulle. I risultati sono tangibili: “Nel 2016 la sinistra aveva assegnato 32 alloggi, di cui 29 a stranieri”, spiega il sindaco. “Noi abbiamo consegnato più appartamenti di loro, ben 39, e solo due di questi sono finiti ad immigrati”.

Squilibrio evidente


Perché la stessa procedura non viene applicata a Milano? “Sala e Majorino non perdono mai tempo prima di marciare contro il razzismo ma continuano a dimenticarsi che i primi a discriminare sono proprio loro”, attacca Sardone. “Lo squilibrio evidente in questa graduatoria va ovviamente a sommarsi ad altri aiuti economici a misura di straniero come la Bebè Card, il sostegno al reddito, il reddito di inclusione, l’esenzione mensa, le borse lavoro. È davvero sconcertante apprendere ogni volta cifre che penalizzano gli italiani in un welfare scandalosamente orientato a favore gli immigrati”. A questo, conclude il consigliere, si aggiungono “le occupazioni abusive di case popolari che hanno quasi sempre come protagonisti stranieri spalleggiati dai centri sociali. Non è normale che chi paga le tasse nel nostro paese da una vita si veda superare da chi è arrivato da qualche mese. Non è razzismo, è solo buonsenso”.

Cristina Gauri

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