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Roma, 2 lug – Hanno raggiunto quota 85mila, dall’inizio dell’anno ad oggi, gli immigrati sbarcati sulle coste italiane. Un nuovo record, in continuo aggiornamento, che sposta l’asticella sempre più in altro nel confronto con tutte le rilevazioni passate: rispetto al già insostenibile 2016, infatti, siamo a +18%.

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Solo negli ultimissimi giorni sono stati almeno 1300 gli immigrati soccorsi a vario titolo nel Mediterraneo e dislocate poi fra Catania e Brindisi. Non si fermano neanche le operazioni nelle vicinanze della Libia, a testimonianza del fatto che gli annunci del ministro degli Interni Marco Minniti – dalla chiusura dei porti (ipotesi poi sconfessata dal titolare delle Infrastrutture, Graziano Delrio) al ventilato sequestro delle navi di Ong straniere non in regola – non hanno minimamente intaccato la rodata macchina che dai trafficanti di uomini ai “volontari” più o meno collusi continua a regolare l’afflusso indiscriminato di persone sulle nostre cose.

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Le minacce non sembrano preoccupare nemmeno l’Europa, che a fronte delle belle parole di facciata malcela un’impotenza di fondo. Basti pensare a Macron, che con la sua vittoria nella corsa per l’Eliseo doveva rappresentare il futuro di un’Ue solidale e inclusiva: “Noi sosteniamo l’Italia, la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema dei rifugiati economici, e questo non è un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere”, ha detto il neopresidente. Tradotto: al 20% di veri rifugiati (ma è stato ottimista) possiamo pensarci, tutti gli altri sono affar vostro. Pacche sulle spalle anche dalla Merkel e da Juncker, che non vanno oltre le parole di circostanza per dire che se l’Italia vuole continuare sulla politica di indiscriminata accoglienza degli immigrati può farlo, ma non deve coinvolgere gli altri. Perché sì: l’Unione Europea è del tutto assente, ma non va allo stesso tempo dimenticato che l’operazione “Mare Nostrum” – che diede il là al business dei trafficanti sostenuto dallo Stato – fu idea partorita da quella geniale mente di Angelino Alfano, non certo da Bruxelles.

Oggi è in programma, a Parigi, un pre-vertice tra Italia, Francia e Germania. La vera partita si giocherà però il 6 e 7 luglio a Tallin, anche se l’esito sembra già scontato: “‘L’Italia non riceverà risposte ma verrà ascoltata“, ha già messo in chiaro Anders Anvelt, ministro degli Interi dell’Estonia che da ieri entra nei sei mesi di presidenza di turno dell’Ue. Fuori di retorica, pure l’Estonia ci mette nella friendzone. E Minniti voleva fare la voce grossa?

Nicola Mattei

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