Milano, 7 nov – Aveva fatto scalpore, suscitando incredulità, la vicenda di un papà cinese che ha venduto la propria figlia femmina neonata perché desiderava un maschietto. In Italia è successa una cosa analoga, e un padre afgano ha preso a schiaffoni la sua bambina di un anno per lo stesso motivo. La vendita della neonata è avvenuta nella campagna cinese, le botte alla piccola a Milano.

A. A.H., questo il nome dell’immigrato afgano di trent’anni arrestato alla fine di agosto, è stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione, con il rito abbreviato. Secondo i capi di imputazione avrebbe sottoposto la moglie, sposata quando lei aveva quindici anni in Afganistan, e la figlia, ad “atti di violenza fisica e psicologica cagionandole un abituale stato di sofferenza”.

Calci, pugni e percosse colpi di carica batterie del cellulare e di cinghia erano ormai all’ordine del giorno, nella famiglia dell’afgano che vive in Italia da immigrato regolare. Non solo, a suo carico ci sono anche tre episodi di violenza sessuale a danno della moglie, sposata anni prima nel suo Paese con un matrimonio combinato. Un incubo cominciato dopo che la donna è arrivata in Italia approfittando della possibilità del ricongiungimento famigliare una volta nata la bambina. Ma per l’uomo quella figlia è stata una maledizione perché lui voleva un maschio. Inoltre la moglie, secondo l’immigrato, è stata incapace di mettere al mondo un bambino e per questo doveva essere punita. L’inferno è durato mesi per la donna, che ora è stata affidata a una comunità protetta insieme alla figlioletta.

Il gup di Milano, Guido Salvini, ha ritenuto l’afghano colpevole di maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale e sequestro di persona, ordinando la sua espulsione dal territorio italiano una volta espiata la sua pena. Alla moglie dovrà inoltre risarcire una cifra simbolica di 20 mila euro, in modo che la donna possa porre le basi per costruirsi una nuova vita con la propria figlia.

Anna Pedri

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