Roma, 17 gen – Trent’anni di ipotesi, voci e forse qualche depistaggio. Eppure Matteo Messina Denaro, probabilmente, ha sempre vissuto in provincia di Trapani. Là dove si sentiva più sicuro, protetto da familiari, fiancheggiatori, persone di fiducia. ll covo del super boss è stato infatti individuato dai carabinieri del Ros e dalla Procura di Palermo a Campobello di Mazara, comune del Trapanese di 11mila abitanti, dove viveva il favoreggiatore arrestato ieri insieme a lui: Giovanni Lupino. Un nascondiglio che, stando a quanto emerso stamani, si trovava nel centro del paese. I carabinieri lo hanno perquisito durante tutta la notte, ma al momento non è stato reso noto cosa sia stato rinvenuto all’interno.

Campobello di Mazara, come detto, è il paese di Giovanni Luppino, il commerciante di olive incensurato che ha accompagnato Messina Denaro alla clinica della Maddalena di Palermo. Un comune situato ad appena 8 chilometri da Castelvetrano, paese dove è nato il boss. Campobello è lo stesso comune che compare sulla finta carta d’identità che esibiva Messina Denaro per accedere alla clinica palermitana. Nel documento si legge infatti che il geometra Andrea Bonafede, nome reale ma ovviamente corrispondente ad altra persona, è alto 1,78, calvo e con gli occhi castani. Residenza? Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, in via Marsala 54.

Il covo di Messina Denaro nasconde il tesoro di Riina?

Di fatto, come altri boss mafiosi, Messina Denaro non è mai fuggito davvero dalla sua zona di origine. Era da lì che gestiva i suoi sporchi affari e dettava ordini agli affiliati, con il solito metodo dei tristemente celebri pizzini. Vecchi metodi mai passati di moda nel mondo della criminalità organizzata. A questo punto però si apre un grande interrogativo: cosa custodiva il covo del boss? Molti pentiti hanno raccontato che Messina Denaro era custode del cosiddetto “tesoro” di Totò Riina, ovvero documenti top secret che il predecessore aveva nascosto prima di essere arrestato.

Alessandro Della Guglia

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