Roma, 8 set – Non azzardatevi a dire che la malaria in Italia la portano gli stranieri, subirete gli strali degli strenui pretoriani a difesa dell’immigrazione. Come si fa a dire una fesseria del genere: maledetti razzisti siete i soliti ignoranti. La malaria viene trasmessa infatti dalla puntura di alcune specie di zanzare scomparse da decenni dalle nostre parti, mica si trasmette come altre malattie, che in ogni caso non proverete per caso ad imputare al numero crescente di immigrati? Siete sempre e solo razzisti ignoranti. Chiaramente poi non tentate, voi maledetti ignoranti e razzisti, di spiegare che a debellare la malaria è stato Mussolini, pena battutine a denti stretti sulle bonifiche e i treni in orario. Come se anche a riguardo l’Italia di oggi potesse sul serio permettersi ilarità.

Ecco allora che per evitarvi le facili rimostranze dei gendarmi del pensiero unico insindacabile, vi proponiamo una circolare del ministero della Salute datata 27 dicembre 2016 e inviata agli assessori regionali alla Sanità. Ovviamente ci aspettiamo scientifiche analisi da parte dei suddetti, che come al solito saranno in grado di smentire anche i dati ufficiali pur di chiudere gli occhi e sognare mondi fantastici multietnici. Secondo quanto riportato a dicembre dal Ministero: “Nel corso degli anni, anche in Italia, come in Europa, la malaria è diventata la malattia tropicale più frequentemente importata. Dati epidemiologici recenti, relativi al periodo 2011-2015, mostrano 3.633 casi di malaria notificati, di cui 89% con diagnosi confermata. La quasi totalità dei casi sono d’importazione, i casi autoctoni riportati sono stati sette: due indotti (P. falciparum e P. malariae), tre criptici (1 di P. falciparum e 2 di P. malariae), uno sospetto da bagaglio (P. falciparum), uno sospetto introdotto (P. vivax), cioè trasmesso da vettori indigeni (Allegato 1). Il 70% dei casi si sono verificati nel genere maschile e il 45% nella fascia di età 24-44 anni. Tra i cittadini italiani si sono riscontrati il 20% dei casi di cui il 41% in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21 % per volontariato/missione religiosa. Gli stranieri rappresentano l’80%, per quanto 4 riguarda quest’ultimi l’81% dei casi sono da registrarsi tra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel paese di origine in visita a parenti ed amici, definiti in letteratura come Visiting Relatives and Friends e indicati con l’acronimo VRFs, il 13% tra immigrati al primo ingresso”.

Avete letto bene? Nella quasi totalità dei casi la malaria è di importazione e 8 casi su 10 riguardano stranieri. Eppure il ministero sostiene anche che soltanto il 13% dei casi di malaria è imputabile a immigrati al primo ingresso, a fronte del 20% di cittadini italiani che tornano da viaggi in zone del globo dove la malaria è endemica. Bene, il fatto è che il ministero spiega anche come i cosiddetti VRFs, ovvero gli immigrati residenti in Italia che tornano nei Paesi di origine per brevi periodi, “presentano una probabilità 8 volte più elevata di ammalarsi di malaria rispetto ad altre tipologie di viaggiatori, e per quelli diretti in Africa occidentale tale valore sale a 10, poiché frequentemente non effettuano un’adeguata profilassi antimalarica”. Ecco il punto, la malaria si diffonde in Italia per lo più a causa di cittadini africani che vanno a trovare familiari nei Paesi di origine e poi tornano malati perché non hanno effettuato la profilassi a differenza della gran parte degli italiani. Quindi si, che piaccia o no ai paladini delle porte aperte, oggi abbiamo in Italia un problema malaria che è strettamente legato al problema immigrazione.

Eugenio Palazzini

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