Noli, 15 set – Giuseppina Ghersi violentata due volte. Non solo in vita, a 13 anni, anche da morta, 72 anni dopo. A Noli, in provincia di Savona l’Anpi si è opposto alla targa in onore della ragazzina che venne stuprata e uccisa dai partigiani pochi giorni dopo quella che viene definita la Liberazione dell’Italia. Il motivo? Era fascista.

A proporre una targa che facesse memoria di questa orribile vicenda e rendesse omaggio alla vittima è stato un consigliere comunale di Noli, di centrodestra ma con padre partigiano. “Dopo aver letto la storia di Giuseppina ho pensato che bisognava fare qualcosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo” è quanto ha dichiarato il consigliere Enroci Pollero, che si è attirato una valanga di critiche e accuse da parte dei comunisti. Anche il sindaco, medaglia d’oro della Resistenza, è dalla sua parte. La targa verrà inaugurata il prossimo 30 settembre.

Ma a dire no, guardacaso, sono i partigiani, che promettono di dare battaglia e di protestare contro comune e prefettura. Addirittura minacciano di essere presenti il giorno dell’inaugurazione con le fotografie dei ragazzini uccisi dai repubblichini, perché secondo i partigiani l’omaggio alla povera Giuseppina è un “tentativo di legittimare un passato di cui dovremmo vergognarci”. Giuseppina Ghersi venne picchiata, violentata e poi uccisa dai partigiani comunisti perché ritenuta una spia dei fascisti. 72 anni dopo quel barbaro omicidio i discendenti degli assassini di Giuseppina accusano: “Eravamo alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili”.

In merito si esprimono anche la sezione locale e provinciale del Pd che esprimono “condanna contro le torture, le violenze e la fucilazione di una ragazzina di 13 anni, quale era la Ghersi all’epoca”. In perfetta linea con il ma-anchismo di stamp piddino condannano anche “ogni tipo di strumentalizzazione della morte di questa povera ragazzina in chiave politica dai nostalgici del fascismo. L’episodio non fa e non deve far venir meno il giudizio storico su Resistenza e antifascismo”.

Anna Pedri

5 Commenti

  1. Sei sei partigiano puoi violentare una bambina e nessuno ti può perseguire… Questa è L’ANPI che legittima comportamenti non minori di quelli nazisti.

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