Trieste, 19 ago – Vieni dal Gambia (o da uno qualsiasi dei Paesi in cui l’omosessualità è punibile per legge) e stai per essere espulso dal territorio italiano? Puoi dichiararti gay (e nessuno avrà modo di verificare la bontà delle tue affermazioni) e appellarti. “Non è necessario indagare quale sia l’effettivo orientamento sessuale del soggetto richiedente asilo, essendo sufficiente il modo in cui lo stesso viene percepito nel paese d’origine e la sua idoneità a divenire fonte di persecuzione”. Con questa sconcertante sentenza la Corte d’appello del Tribunale di Trieste ha salvato un immigrato gambiano (dichiaratosi gay) dall’espulsione e gli ha concesso lo status di rifugiato. Nessuno può provare quale sia la verità, e in Gambia l’omosessualità costituisce reato punibile fino a 14 anni di carcere.

Coming out a orologeria

Il 23enne africano era entrato in Italia tre anni fa e – sorpresa – all’ingresso nel nostro Paese aveva dichiarato di essersi reso conto della propria omosessualità. Ragionevolmente, né la a Commissione di Gorizia né il Tribunale di Trieste avevano creduto a questo “coming out a orologeria”, ritenendo che il cittadino africano avesse mentito per ottenere lo status di rifugiato. La prima sezione civile della Corte di Trieste ha stabilito invece che “Ai fini del riconoscimento della protezione internazionale per ragioni legate all’orientamento sessuale non è necessario indagare quale sia l’effettivo orientamento del soggetto, essendo sufficiente il modo in cui lo stesso viene percepito nel paese d’origine e la sua idoneità a divenire fonte di persecuzione”. Del resto la Cassazione l’aprile scorso aveva addirittura già decretato che prima di respingere la richiesta di status di rifugiati agli immigrati che dichiarano la propria omosessualità e di essere a rischio di persecuzione, le autorità competenti dovranno verificare che nei Paesi d’origine non solo non esistano leggi discriminatorie, ma anche controllare che i governi locali li supportino con “adeguata tutela” per i gay, nel caso, ad esempio, che essi siano colpiti da “persecuzioni di tipo familiare”. Insomma, ora quanti immigrati utilizzeranno questa scusa da quattro soldi per ottenere lo status?


Cristina Gauri

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5 Commenti

  1. Da quando è diventato obbligatorio, in Gambia o altrove, dichiarare i propri orientamenti sessuali? Cosa vieta di curarsi della propria sessualità in modo riservato, anziché mettere manifesti in piazza?

  2. Da quando è diventato obbligatorio, in Gambia o altrove, dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale? Cosa vieta, in Gambia o altrove, di esercitare in riservatezza la propria sessualità?

  3. È semplice: controllare, (tenendogli il fiato sul collo, ovviamente) che sia realmente gay. E soprattutto che lo faccia con i suoi conterranei dichiaratisi tali…

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