Latina, 15 lug – Può il nome Mussolini non essere coerente con la storia di una città che venne fondata proprio durante l’era fascista? A detta di Damiano Coletta, primo cittadino di Latina, sì. Non si spiega altrimenti la necessità di procedere con somma rapidità a quella che sembra essere diventata, negli ultimi tempi, la prima urgenza cittadina: cambiare il nome ai giardini pubblici.

Succede, nella fu Littoria, che alla memoria di Arnaldo Mussolini, fratello del Duce morto nel 1931, sia dal 1938 intitolato il più grande parco cittadino. O forse no, perché già nel 1943 sotto occupazione alleata il podestà scelse di togliere la targa, decisione poi confermata da delibera del consiglio comunale negli anni ’50. O forse sì, perché negli anni ’90 il sindaco Ajmone Finestra ripristina la dicitura originaria. Almeno così sembra, perché nel frattempo è partita una guerra a colpi di carte bollate e recupero di vecchi documenti per cercare di svelare l’arcano. Fatto sta che, nell’uso collettivo, di quel parco si parla come di “Giardinetti” o “Giardinetti Mussolini”. Usanza che evidentemente mette a disagio il povero Coletta, che con un colpo di maggioranza ha tagliato la testa al toro: via subito il riferimento a Mussolini, il parco dal 19 luglio sarà intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino, dei quali ricorrono quest’anno i 25 anni dalla morte.

“Ammesso che fosse stato chiamato parco Mussolini, un sindaco non deve dividere ma unire e vorrei che questa comunità uscisse da questo equivoco: averlo intitolato al fratello e non al Duce è come una via traversa per ricordare qualcosa, credo che ci voglia coerenza nel mettere a posto la storia” ha cercato di spiegare il sindaco di Latina, un po’ goffamente vista la ridda di commenti (negativi) che ha scatenato. Quel “mettere a posto la storia” suona d’altronde molto come “cancellarla”, tanto che perfino il Pd – pur genericamente favorevole al cambio di denominazione – contesta il metodo utilizzato. La decisione sembra però ormai definitiva, con tanto di madrina d’eccezione: all’inaugurazione, il 19 luglio, non poteva mancare Laura Boldrini, che dopo il dietrofront sui monumenti fascisti conferma di che pasta talebana sia fatta.

Nicola Mattei

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