Roma, 3 ago – Non era la prima conseguenza della stretta del Viminale sulle ong. Il sequestro della Iuventa, la nave della ong tedesca Jugend Rettet, non rientra in generici controlli che hanno a che fare con il Codice di condotta non firmato, ma con una vera e propria, concretissima, ipotesi di reato (e sarebbe anzi solo una coincidenza il fatto che sia avvenuto poche ore dopo l’entrata in vigore del codice). “È accertato – ha spiegato il procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio – che, seppure questa imbarcazione in qualche caso intervenga per salvare vite umane, in più casi invece tali azioni non avvengono a fronte della sussistenza di un imminente pericolo di vita. I migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all’equipaggio che li prendono a bordo della Iuventa. Non si tratta dunque di migranti ‘salvati’, ma recuperati, potremmo dire consegnati. E poiché la nave della Ong ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di Ong e militari”. (Vedi il video preso dal sito del Corriere della Sera)


Insomma, l’accusa è gravissima. Il reato supposto è quello di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Anche se, per tale attività, i membri dell’equipaggio non prenderebbero alcun compenso dai trafficanti, ha precisato il procuratore, “la motivazione riteniamo resti essenzialmente umanitaria. L’unico ritorno possibile ed eventuale potrebbe essere solo di immagine e in termini di donazioni”. Secondo le indagini inoltre, gli operatori della Iuventa avrebbero “riconsegnato” – non distruggendole insomma – tre imbarcazioni ai trafficanti di uomini, lasciandole alla deriva e permettendo il loro recupero. Sarebbero almeno tre  le “consegne controllate” di immigrati fatte dagli scafisti all’equipaggio della Iuventa, con la complicità di alcuni ufficiali della guardia costiera di Tripoli. Le immagini non lasciano spazio a dubbi. Si tratta, finalmente, della “pistola fumante”, la prova conclamata della complicità scafisti-ong, dopo che il procuratore Zuccaro, che per primo aveva indagato sulla questione, era stato accusato di essere un mitomane e un visionario. Oggi sappiamo che aveva ragione.

La modalità della consegna è ben descritta da un’informativa della polizia: “Il gommone della Iuventa si è diretto verso le coste libiche e da quei luoghi è sopraggiunta una imbarcazione verosimilmente con trafficanti a bordo; il gommone e il barchino con i presunti trafficanti, dopo essersi incontrati, sono restati affiancati per qualche minuto; dopo qualche istante il gommone si è diretto verso la Iuventa mentre l’altro natante ha proceduto verso le coste libiche; successivamente quest’ultima imbarcazione è riapparsa sullo scenario, ‘scortando’ un gommone carico di migranti ed arrestando la navigazione solo in prossimità della Iuventa. Proprio la dinamica con la quale avveniva questo secondo ‘viaggio’ del barchino consentiva di acquisire piena contezza che le persone a bordo fossero dei trafficanti”. Non solo: l’atteggiamento dei “bravi ragazzi della borghesia tedesca” che hanno dato vita all’equipaggio della Iuventa è assolutamente sfrontato e provocatorio. Un mese fa, sull’albero a poppa della Iuventa, battente bandiera olandese, è stata issata la bandiera libica. In un’altra occasione, a prua è comparsa la scritta “Fuck Imrcc”, l’acronimo che indica il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo. E ora, cosa diranno i sostenitori a oltranza delle buonissime ong?

Giorgio Nigra

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  1. …non sono traditori, essendo tedeschi!! Prendono per i fondelli l’Italia come fecero i tedeschi durante la II guerra mondiale…per dirla un po come la disse il Duce….

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