Roma, 12 apr – Zone rosse per gli immigrati. Succede a Calolziocorte, un ridente comune in provincia di Lecco, posto tra il lago e le montagne. Il Comune, a maggioranza leghista, ha emanato una nuova ordinanza che vieta l’apertura di nuovi centri d’accoglienza in determinate zone della città, dette per l’appunto “zone rosse”. Tali aree interessano i luoghi intorno alle scuole o alla stazione. “Non è questione di avere tanti o pochi migranti, ma di mettere delle regole che favoriscano l’integrazione”, ha affermato il sindaco Ghezzi ai microfoni della trasmissione Circo Massimo su Radio Capital. “Bisogna cercare di porre le condizioni perché queste persone possano essere accolte in ambienti dignitosi“.

Questione di buonsenso

Per Ghezzi ad esempio, in zona stazione non ha senso costruire altre strutture d’accoglienza, “ci sono già situazioni di degrado: ci sono scontri tra bande, ci sono persone che non pagano il biglietto e picchiano i controllori, situazioni di questo tipo”. E specifica: “Ai migranti non è vietato avvicinarsi alle scuole: è vietato istituire centri d’accoglienza nelle vicinanze. E in modo particolare alla stazione, che è già una zona difficile. Siccome i cittadini di quella zona già sono aggravati da problematiche non indifferenti, volevamo regolamentare la cosa per non creare ulteriore disagio e situazioni di tensione”. Il sindaco chiarisce anche le motivazioni riguardo al divieto di costruire strutture di accoglienza vicino alle scuole: “in un altro centro d’accoglienza, a Lecco, si faceva spaccio di droga”, per cui “in modo preventivo, e per salvaguardare i plessi scolastici, abbiamo preso questa decisione. Esiste il rischio che nel centro d’accoglienza si faccia spaccio, per questo il buonsenso dice di mettere questi centri in un posto che per il Comune è migliore e che può favorire meglio l’integrazione. Ma a Calolziocorte non abbiamo nessuna emergenza droga, è solo una questione di buonsenso“.  Nel paese, dice Ghezzi, ci sono “14 mila cittadini e 20-30 migranti, che non spacciano, la cooperativa che gestisce i centri d’accoglienza è molto efficiente, non vorrei sollevare polemiche dove non ci sono. L’iniziativa non è inutile, ma preventiva“. Alcuni parlano di apartheid. “È una stupidaggine – risponde – non c’è nessun pregiudizio. Ho viaggiato per il mondo, non faccio distinzioni fra le persone per il colore della pelle, e voglio l’integrazione”.

Cristina Gauri

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