Questo articolo è stato pubblicato alcune ore fa e non specifica che la lettera degli imprenditori potrebbe essere un espediente satirico del giornalista del Foglio, il quale l’ha introdotta con un «Riceviamo e volentieri pubblichiamo». Ad ogni modo, a prescindere dalla veridicità o meno della lettera, è uno di quei casi in cui la satira è talmente verisimile da superare la realtà, tanto da essere presto diventata virale sui social.

Roma, 10 lug – Bisogna lasciarli parlare gli immigrazionisti. Quando sono liberi di farlo, infatti, emerge tutto un mondo fatto di ipocrisia, pochezza culturale, miseria morale. È questo il caso di alcuni imprenditori di Lumezzane. Degli imprenditori rigorosamente «antirazzisti», ovviamente. Ebbene, questi irreprensibili capitani d’industria hanno inviato al Foglio una lettera aperta veramente istruttiva. Pubblicata nella rubrica Andrea’s Version del «fogliante» Andrea Marcenaro, la missiva è stata scritta per esprimere tutto il proprio sdegno verso un loro concittadino. «In quanto cittadini di Lumezzane (Bs), nonché titolari di piccole aziende di autotrasporto – hanno scritto – siamo rimasti offesi dal volgare razzismo esibito dalla Chino Color srl nel pretendere di non volersi avvalere di consegne “effettuate da uomini di colore, indiani, pakistani o simili”. Questa è una vergogna che ci offende e offende tutti».

Il Foglio dell’8 luglio scorso

Insomma, i probi lumezzanesi hanno preso una posizione forte contro l’email che ha indignato tutta la stampa globalista. Fin qui tutto nella norma. Del resto, si sa, l’«antirazzismo» paga sempre, e una comparsata sui giornali non guasta mai. L’elemento di novità si trova invece nella seconda parte della lettera: «Come italiani, come lumezzanesi e come imprenditori nemici giurati del razzismo, noi possiamo testimoniare che i nostri collaboratori di colore, indiani, pakistani o simili, sono ottime persone, collaborative, oneste, svolgono benissimo il lavoro e, sia detto a loro maggior onore, li paghiamo la metà».

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Imprenditori e immigrazione

Sì, avete letto bene: li pagano la metà. Lo dicono così: apertamente, con un candore disarmante. A questo punto non si sa se abbracciarli o mandarli al diavolo. Tanta impudenza svergognata, in effetti, conferma quello che abbiamo sempre saputo: buona parte del mondo dell’imprenditoria brama l’arrivo degli immigrati. Sono disperati, non sindacalizzati, accettano qualsiasi paga, qualsiasi orario di lavoro. Sono perfetti. Gli schiavi perfetti. La sinistra ha bisogno di nuovi elettori, le cooperative di nuovi clienti, la Chiesa di nuovi fedeli, gli imprenditori di nuovi dipendenti sottopagati. Il cerchio si chiude. E fa piuttosto schifo.

Valerio Benedetti

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7 Commenti

  1. Quest’ articolo sarebbe utile farlo imparare a memoria e ripeterlo quotidianamente alle 2000 sulle tv a reti unificate. Tutto vero, purtroppo.

  2. Attenzione che, di solito, la rubrica che ha pubblicato la lettera (Andrea’s Version) fa satira. Potrebbe essere uno scherzo malriuscito (e, nel caso, si potrebbe discutere sul perchè sia così verosimile dal risultare indiscernibile dalla realtà)

  3. Si tratta chiaramente di un pezzo satirico, come risulta evidente a chiunque conosca la rubrica Andrea’s Version.
    Anziché attaccarsi alla “satira che supera la realtà” e anziché cercare l’attenuante del contenuto diventato virale sui social… converrebbe togliere l’articolo, per non dare pretesti per le solite accuse di fake news.
    Lo dico a fin di bene, nell’interesse di un sito che leggo spesso e apprezzo.
    Saluti

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