virgilio_occupatoRoma, 10 dic – Sarà forse perché “tra quelli col passamontagna che hanno occupato c’era il nipote di Andreotti“, o perché il “rappresentante di Istituto ha il cellulare del sottosegretario Faraone e l’ultima autogestione era guidata dal figlio del vicepresidente della Camera (Giachetti, ndr)”, ma l’occupazione del liceo Virgilio di Roma sta diventando un affare di Stato, con vertici tra genitori, sottosegretari, consiglieri regionali e di cui è informato lo stesso ministro dell’Istruzione, mentre i genitori contrari all’occupazione scrivono lettere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roba da pazzi, verrebbe da dire.

E invece questa è la normalità di un liceo che ha sempre fatto caso a sé, di studenti figli di magistrati, giornalisti e deputati che sono ben più potenti di una preside contestata e che da quindici giorni hanno le chiavi della scuola. Una madre di un alunno che vuole rimanere anonima al Primato Nazionale dice: “Io ho una curiosità: ma se ad occupare una scuola per 15 giorni ci fossero stati dei ragazzi di CasaPound al posto dei figli di mezzo Pd, li avrebbero lasciati liberi di stare tranquillamente anche a loro?”.

La risposta è scontata. Ma qui non sono i cattivi ragazzi del Blocco Studentesco a protestare, qui ci sono i sinceri democratici del collettivo antifascista del Virgilio, quelli che invitano all’occupazione Sandro Ruotolo e Corrado Formigli, i figli di Giachetti e Migliore del Pd (ma anche il figlio di di Bertinotti), i figli dei giornalisti che ti portano dentro la scuola la Rai e che su Repubblica rimediano più di un elogio per la loro occupazione. Sia chiaro che nessuno qui vuole indossare i panni del questurino, le occupazioni delle scuole possono avere un’utilità o sollevare un problema reale, solo che la domanda da porsi è: ma se invece del Virgilio fosse stato un liceo di periferia o un Istituto Tecnico qualunque, avremmo avuto le lettere a Mattarella e i tavoli con deputati e sottosegretari, manco stessimo parlando del rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici?

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Il sottosegretario all’Istruzione Faraone ha “trattato” con gli studenti la fine dell’occupazione

E’ possibile che un’occupazione di un singolo liceo, con motivazioni anche piuttosto velleitarie (uno dei 14 punti sottoposti alla preside recita “anticipo apertura del bar di venti minuti per evitare la calca”) diventi un caso nazionale, con spazio sui principali media e interessamento del governo solo perché lì dentro ci sono “i figli di papà” della classe dirigente romana e italiana?

E dulcis in fundo anche la tolleranza del sempre risoluto prefetto Gabrielli, quello che durante il Giubileo non vuole veder volare nemmeno una mosca appare grottesca: “E’ una situazione molto delicata perché coinvolge studenti, famiglie e preside, e quindi va assolutamente ponderata. La questura sta valutando con attenzione una direttiva emanata a novembre per la quale se la dirigente chiede lo sgombero, va fatto. Stiamo continuando con la garbata sollecitazione all’organo tecnico che sta valutando perché parliamo di ragazzi”.

Certo la “garbata sollecitazione” di Gabrielli; perché prima di manganellare il figlio di un amico Pm o di un deputato del Pd occorre “ponderare”. Perché il pugno di ferro si usa solo contro i tifosi e contro quei cattivoni dei residenti di Casale San Nicola, quegli irriducibili razzisti che impedivano l’accesso (in una struttura illegale) di immigrati clandestini. Per chi dice “Prima gli Italiani” ci sono i manganelli. Per il collettivo Antifascista del Virgilio i tavoli con i ministri e la ponderazione.

Davide Di Stefano

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