Cologno Monzese, 12 mar – Il rogo che ha distrutto il centro di stoccaggio carta di Cologno Monzese è solo l’ultimo di una serie di incendi che hanno interessato le discariche della Lombardia. Nessun ferito, solo tanta paura e famiglie evacuate dalle loro abitazioni. Anche se il pericolo amianto era una delle ipotesi circolate fin dai primi momenti in cui si sono sprigionate le fiamme. Un pericolo scongiurato, però, dai tecnici dell’Arpa.

La natura del rogo, che ha bruciato tonnellate e tonnellate di carta stoccata nella discarica Alfa Maceri e che ha impiegato 20 mezzi dei Vigili del Fuoco e 10 ore di intervento per essere spento, pare sia di natura dolosa, anche se le reali cause sono ancora in via di accertamento. E non è il primo incendio di questo genere negli impianti di stoccaggio rifiuti, ma il quindicesimo in pochi mesi. Tanto che Legambiente e WWF parlano di una “strana serie” e di “triangolo della diossina”. Anche perché la zona in cui si sono verificati gli incendi è relativamente piccola.

Il primo rogo di questa natura si è verificato nel quartiere di Bruzzano, nel luglio scorso, in un deposito di rifiuti a Milano. Poi a settembre è toccato a Mortara, in provincia di Pavia; un mese dopo a Cinisello Balsamo (Mi). A novembre ancora in provincia di Pavia: prima un’esplosione alla Sal.po di Gombolò e poco dopo è andato a fuoco il termovalorizzatore di Parona. A gennaio è stata la volta di altri due depositi di rifiuti, nei pressi di Corteolona (Pv) e a Besana Brianza. Infine a febbraio si sono verificati due roghi: prima in un centro dell’Amsa di Milano, poi in una ditta di rifiuti ferrosi a Pioltello (Mi).

Una media di tre roghi al mese che ha fatto nascere i sospetti anche dell’Antimafia. Gli incendi dolosi non boschivi, infatti, sono considerati delle forze di polizia anti mafia insieme alle estorsioni dei cosiddetti “reati spia”. Campanelli d’allarme del potere mafioso sul territorio.

Anna Pedri

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