papa francesco manifestiRoma, 4 feb – Questa mattina Roma si è svegliata con dei manifesti, affissi soprattutto nella zona del centro, raffiguranti l’immagine di Papa Francesco con l’espressione corrucciata ed una frase in romanesco scritta in  basso. Il pensiero che l’artefice del manifesto ha voluto comunicare non lascia scanso a equivoci: una critica diretta nei confronti di alcune decisioni prese dal Pontefice in questi anni riguardanti la conduzione della Chiesa e dei suoi organi interni.

A Francé, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali…“. Recita così la prima parte della frase. Un chiaro riferimento ad alcune azioni che il Papa ha deciso di intraprendere nei confronti di persone e gruppi all’interno della gerarchia ecclesiale, che hanno lasciato parecchie perplessità in molti fedeli e in altrettanti pastori della Chiesa. Il testo cita tre esempi lampanti dell’agire di Papa Francesco. Si parla innanzitutto della destituzione voluta dalla Santa Sede, del Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Matthew Festing, reo di aver destituito in dicembre il Gran Cancelliere Albrecht Boeselager. Quest’ultimo era stato accusato di perseguire una linea di condotta non in linea con lo spirito cristiano dell’Ordine: campagne di sostegno alla distribuzione di contraccettivi in Africa come formula risolutiva alla diffusione dell’Aids, strano utilizzo di fondi e lasciti donati all’Ordine, poca vigilanza sulla moralità cristiana di alcuni appartenenti. Insomma una situazione che giustificava la destituzione di Boeselager da Gran  Cancelliere. Le pressioni però di una parte della segreteria di Stato vaticana hanno spinto il Pontefice ad avallare le dimissioni del Gran Maestro Festing e di conseguenza ammettendo la riabilitazione del Gran Cancelliere. Una vicenda molto spinosa che è stata quantomeno gestita male e in maniera poco chiara.


Discorso diverso è quello riguardante i Francescani dell’Immacolata, ordine religioso fondato da Padre Stefano Maria Mannelli nel 1970, ispirato alla ferrea regola francescana e aperti sostenitori delle pratiche liturgiche tradizionali. La famiglia religiosa è stata commissariata nel 2013 dopo le accuse di natura sessuale ed economica contro il suo fondatore, da lui sempre respinte, ma su cui non si è ancora mai fatta luce.

Infine il manifesto fa riferimento ai Cardinali che hanno espresso i cosiddetti “Dubia” nei confronti dell’interpretazione troppo arbitraria che è stata data all’enciclica di Papa Francesco “Amoris Laetitia” sulla famiglia, il matrimonio, e l’educazione dei figli. Da una lato c’è la posizione del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Muller, che dà un giudizio chiarissimo sull’Amoris Laetitia e le sue svariate interpretazioni, dall’altro risponde la Conferenza Episcopale tedesca che interpreta l’enciclica come la possibilità concessa alle persone con posizioni coniugali irregolari di accostarsi ugualmente al Sacramento dell’Eucaristia. Insomma una spaccatura del genere derivante dalla lettura di un testo ufficiale del Papa andrebbe giustamente sanata e chiarificata come richiesto dai cardinali Raymond L. Burke, Walter Brandmuller, Carlo Caffarra, Joachim Meisner nei cinque Dubia a cui il Santo Padre non ha ancora risposto.

Sono questioni completamente diverse l’uno dall’altra, quelle espresse nella frase del manifesto, ma in ognuna possiamo sicuramente rilevare alcuni aspetti: la mancanza di polso da parte del Pontefice di gestire certe situazioni delicate, un po’ troppa ingenuità nel modo di relazionarsi all’esterno, molti tentativi di strumentalizzazioni da parte dei media e di molti ambienti all’interno della Chiesa stessa. Il manifesto è privo di committente e non è firmato. Si potrebbe ipotizzare che un messaggio del genere può essere stato inviato da quei gruppi cattolici tradizionalisti e non, che hanno sempre espresso, alla luce del sole, attraverso blog, quotidiani on line, riviste, un forte malcontento di fronte alle varie decisioni, affermazioni e iniziative prese da Papa Francesco su alcuni temi inerenti la dottrina cristiana, la difesa dell’identità religiosa legata anche all’appartenenza nazionale, e l’amministrazione interna della gerarchia ecclesiale. Oppure ci troviamo di fronte ad un semplice attacco da parte di chi preferisce mettere scompiglio, polemica e divisione nella barca di Pietro per indebolire la Chiesa all’interno?

La frase sul manifesto termina con l’esclamazione “…ma n’do sta la tua misericordia?“. La storia però ci insegna che la Chiesa ha sempre attraversato crisi interne nel corso dei secoli ed ha sempre avuto gli strumenti necessari per poter riportare ordine e superare il caos e il confusionismo dottrinale. Probabilmente anche in questo caso alla misericordia andrebbe accompagnato il coraggio di affermare la verità.

Francesco Amato

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  1. A leggere il manifesto si intuisce che invece le attivissime blandizie nei confronti della globalizzazione vanno bene, così come i conseguenti spottoni cattolici a favore della sua arma di sfondamento: l’immigrazione… Eh, ma quella rende tanti bei soldini, mica si può parlarne male!

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