Roma, 7 mag – Quanto siano strumentali le azioni di certe Ong è piuttosto inutile rimarcarlo. Di fronte alla guerra in Libia si è ridestata anche la Mare Jonio, della Ong italiana Mediterranea Saving Humans (vicina ai centri sociali). La nave che, contravvenendo agli ordini, a 42 miglia dalle coste libiche lo scorso marzo aveva fatto salire a bordo 49 immigrati irregolari, era stata poi sequestrata su disposizione della Procura di Agrigento. Adesso ha lasciato il porto di Lampedusa per dirigersi verso le coste libiche, nonostante la diffida ricevuta dalla Guardia Costiera a “eseguire operazioni di salvataggio in modo stabile ed organizzato”, poiché non adeguatamente equipaggiata.

La Ong ha tranquillamente bypassato l’ordine ricevuto. E’ una questione non trascurabile, visto che i difensori delle organizzazioni che fanno salire a bordo delle proprie navi i clandestini, poi vengono difese a spada tratta dalla sinistra, la quale invoca sistematicamente e quasi sempre a sproposito, le leggi. Chiamano in causa di tutto, dal diritto internazionale alla Costituzione, passando per i diritti umanitari, pur di attaccare il governo italiano. Eppure i primi a violare le leggi sono proprio coloro che poi si lagnano e chiedono a Salvini di aprire i porti.

“Pattuglieremo le coste libiche”


“Da stasera – scrive la Ong su Twitter – pattuglieremo la zona Sar a trenta miglia dalle coste della Libia a nord di Zhuara, per un mare di diritti e non di morte”. Ecco, loro “pattugliano”, attendono che qualche disperato tenti la traversata del Mediterraneo per poi soccorrerlo, prenderlo in carico e trasportarlo verso le coste italiane. Poi parte il ricatto mediatico nei confronti delle istituzioni e la richiesta di far entrare i clandestini, pena la riprovazione internazionale.

Proprio ora che gli sbarchi sono sempre meno, proprio adesso che è stato posto un freno ai continui arrivi di immigrati, le Ong provano a forzare le mano. Già il 24 aprile scorso la Mare Jonio era stata diffidata dalla Guardia Costiera dopo un’ispezione tecnica sulle condizioni della nave in termini di sicurezza della navigazione. I militari avevano trovato una serie di anomalie e il ministro dell’Interno aveva poi firmato un documento per bloccare le “attività illecite” di alcune Ong. Tutto questo non è bastato per fermare la Mare Jonio che ora riparte per “pattugliare” le coste libiche. Così, come se fosse una nave militare.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Auguriamo a questi “naviganti”, “pattugliatori” & cantastorie che qualche fazione libica li tratti come i pirati che sono. E i pirati, da che mondo è mondo, si trattano con piombo, corda & sapone.

  2. Dato che si reputano una nave militare che intervenga un sottomarino e la siluri all’istante… Cosi forse ci togliamo definitivamente il problema poiché anche l’equipaggio sono tutto meno che Italiani

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