Modena, 5 feb – Si parla tanto di “processo di integrazione”, ma spesso i primi a non volersi integrare sono proprio gli immigrati ospitati nel nostro Paese. E’ infatti di qualche giorno fa la notizia di un 38enne marocchino accusato di aver picchiato in più di un’occasione la moglie. La “colpa” della donna? Aver cercato di vivere contrariamente ai rigidi precetti imposti dal marito.

Rigide restrizioni 

L’ultima aggressione risale al 1 febbraio. La donna è stata selvaggiamente picchiata dal marito di fronte al loro bimbo di 10 mesi. L’ospedale l’ha dimessa con una prognosi di sette giorni, ma secondo le indagini condotte dalle forze dell’ordine, questo non sarebbe il primo episodio di violenza domestica. Il 38enne marocchino avrebbe infatti stabilito tutta una serie di norme rigidamente restrittive nei confronti della donna, poi culminate in violenze: le avrebbe negato di imparare la lingua italiana impedendole del tutto il processo di integrazione, l’avrebbe segregata e picchiata quando era ancora in stato interessante. In quell’occasione l’uomo l’aveva sorpresa mentre utilizzava Facebook, e l’aveva in seguito sbattuta sulla scrivania facendola svenire, per poi lasciarla priva di sensi sul pavimento. Ora la donna è ospite presso l’abitazione di un connazionale, mentre l’aggressore è stato invece denunciato a piede libero dai carabinieri di San Felice sul Panaro. Attendiamo la stigmatizzazione dell’accaduto dalle solite femministe.

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Ma come?????? Non erano gli italiani a picchiare ed uccidere le donne?????ma come?????? I piddini buonisti ci avevano assicurato che l’islamismo era moderato,che gli africani tribali erano estinti……….. andate a caccccare comunistoidi ipocriti e miserabili,pure con la quintupla c.

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