Milano, 16 giu – Come abbiamo raccontato in un articolo di pochi mesi fa, il fenomeno delle gang latinoamericane, radicato e in espansione in Italia, soprattutto in grandi realtà metropolitane come Milano, sta mostrando tutta la sua ferocia, tanto preoccupante quanto sottovalutata. Partendo da gravi fatti di cronaca criminale avevamo avuto modo di approfondire le caratteristiche di un mondo, quello delle pandillas, fatto di attività delinquenziali, violenza e sopraffazione, come di rivalità tra bande, differenze di provenienza nazionale e soprattutto “codici”, rituali, marchi che accompagnano le gesta dei gruppi malavitosi immigrati dal Centro e dal Sud America.

Un brutale assassinio

Quel mondo, in questi giorni, è tornato a far parlare di sé, a Milano, a modo suo. Lo scorso 2 giugno, la domenica che coincideva con la festa della Repubblica, che il presidente della Camera, Roberto Fico, aveva voluto infelicemente dedicare a “migranti e rom”, un peruviano di 32 anni ha fatto una brutta, bruttissima fine.

Si chiamava Edgar Calderon Gonzalez e aveva partecipato al Parco Lambro a una di quelle famigerate grigliate tra sudamericani, che, complice il tasso alcolico fuori controllo, finiscono spesso a botte e bottigliate. Qui, però, si para di altro. L’uomo, verso sera, al termine del festoso pic-nic, era stato rapinato, pestato a sangue, quindi gettato nelle acque del fiume Lambro. Il suo corpo era stato ritrovato cinque giorni dopo, rivelando che si trattava di un omicidio. Già, perché il racconto iniziale, l’unico, delle due persone che erano con lui al momento dell’aggressione (un ragazzo e una ragazza, connazionali della vittima) non aveva dato alcuna indicazione in quel senso. Certo, i coltelli puntati alle loro gole non devono averli invitati alla loquacità con gli inquirenti…

La gang “Barrio 18”

I presunti responsabili del brutale assassinio giovedì sera sono comunque finiti in manette, in esecuzione di un fermo ordinato dal pm Armando Spataro e dall’aggiunta Laura Pedio per rapina e omicidio. Si tratta di due salvadoregni, di 26 e 28 anni, membri del “Barrio 18”, una delle pandillas più note e pericolose. Gli investigatori sono arrivati a loro grazie alle immagini di una telecamera di sorveglianza che ha ripreso i due mentre salivano su un’auto, una Toyota Yaris, subito dopo l’aggressione. L’analisi su circa 5mila targhe che potevano essere ricondotte al veicolo, ha permesso di risalire al più giovane dei sospettati, uno che nel “curriculum” ha già un tentato omicidio, quando non era ancora maggiorenne. Il giovane straniero, tra l’altro, era stato fermato per una maxi rissa nel parco della Martesana, il 5 giugno, tre giorni dopo la morte di Gonzalez. Diciamo che non si era nascosto più di tanto. Cosa che invece ha fatto quando ha capito che le cose si stavano mettendo male col ritrovamento del corpo del peruviano. Gli agenti lo hanno trovato a casa sua, nel quartiere Stadera, dentro il cassettone di un divano su cui i familiari si erano seduti, nel vano e goffo tentativo di non farlo scoprire. Arrestato pure il suo complice, in zona Bovisa, Milano Nord. Anche l’altro salvadoregno della gang “Barrio 18” ha alle spalle un tentato omicidio; ora entrambi dovranno rispondere di un crimine ancor più grave, compiuto per rubare un cellulare. Anche questo è un marchio di fabbrica dei pandilleros: ammazzano per niente, con ferocia, in mezzo alla strada. Nelle “nostre” strade.

Fabio Pasini

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