Milano, 21 ago – Alla fine se ne sono accorti persino i politicamente corretti lettori del Corriere della Sera che, in un sondaggio on line proposto dal quotidiano di via Solferino, hanno bocciato nettamente la “giungla” esotica allestita in Piazza Duomo tra mille polemiche ad inizio 2017 e sponsorizzata da Starbucks.

Stop ai banani

 I risultati parziali della rilevazione pubblicata sul sito del Corrierone dicono che il 75% degli utenti non ne vuole più sapere dell’improbabile oasi di palme e banani realizzata dall’architetto paesaggista Marco Bay, mantenuta grazie al colosso multinazionale del caffè che ne ottenne una gran pubblicità a favore della sua nuova “Roastery” di piazza Cordusio. Si trattò dunque di una grande operazione di marketing da parte di un gigante commerciale straniero, già discutibile di per sé, ma fu anche e soprattutto la causa di uno scontro culturale e politico. Palme e banani, naturalmente, non c’entrano nulla con Milano e tanto meno con la sua piazza simbolo; tuttavia al Comune guidato dalla sinistra di Beppe Sala sembrava un’iniziativa utile e funzionale alla propria propaganda multietnica e immigrazionista.

Le iniziative 


Contro l’installazione esotica si schierò con forza invece CasaPound che portò in Duomo tutto il suo dissenso con una manifestazione che ottenne il gradimento di passanti e turisti. Anche il web “insorse” tra ironia e indignazione, denunciando l'”africanizzazione” della città ben rappresentata dal giardinetto equatoriale allestito all’ombra della Madonnina. E un ignoto “vendicatore” pensò bene in seguito di fare giustizia bruciacchiando una delle palme. Un atto certamente non geniale, che diede modo agli ancor meno geniali “Sentinelli” di scendere in piazza a difesa delle aiuole, sostenendo sgangheratamente che “la diversità è un valore che ha contribuito a fare grande Milano”.

Fine della recita

Tre anni dopo, però, sembra che la piccola “giungla” nel cuore della metropoli lombarda, abbia stancato un po’ tutti, compresi gli “educatissimi” lettori del Corriere. E compresa la stessa Starbucks, che, finito il giochino insieme all’effetto di marketing, non ha intenzione di rinnovare il contratto di sponsorizzazione in scadenza il prossimo 31 dicembre. Il Comune della giunta rossa sta già cercando nuovi partner e nuove brillanti idee. I milanesi intanto pregano, chi religiosamente chi meno, e canticchiano: “Oh mia bela Madunina, che te brilet de luntan…”.

Fabio Pasini

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