Locri, 12 apr – Nuovi guai in arrivo per il sindaco dell'”accoglienza” di Riace, Mimmo Lucano. Sta arrivando per lui un altro avviso di garanzia dalla Procura di Locri.

Lucano è iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un secondo filone dell’inchiesta Xenia insieme ad altre 9 persone. Le accuse sono nuovamente di truffa, la stessa “materia” per cui ieri Lucano è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Locri.

Le accuse del pubblico ministero

Il  pubblico ministero Ezio Arcadi contesta al sindaco (sospeso) di Riace di aver “indotto il Servizio Centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e la Prefettura di Reggio Calabria, ricorrendo all’artifizio di predisporre una falsa attestazione a firma del sindaco ove veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti a Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti, laddove in effetti così non era”. Dalla non presenza di questi requisiti  secondo la procura sarebbe conseguito “un ingiusto profitto” a danno degli enti pubblici per via del denaro corrisposto per la locazione.

Il dibattimento nel primo filone dell’inchiesta Xenia

La prima udienza aprirà il dibattimento del rinvio a giudizio per il tribunale di Locri per l’11 giugno. Insieme a Lucano verranno processati altri 26 indagati, tutti coloro ciò che sono stati coinvolti nell’inchiesta Xenia (imperniata sulla “gestione” dei migranti nel piccolo comune gestito da Lucano). Gli avvocati del simbolo “paladino” delle braccia aperte agli immigrati e uomo-simbolo della riscossa di una sinistra ormai a pezzi, Antonio Mazzone e Andrea Daqua, avevano fatto richiesta di non luogo a procedere . La stessa richiesta avanzata dai legali della compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun.

Ilaria Paoletti

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