Bari, 10 lug – Un clamoroso caso del più classico “lei non sa chi sono io”. E’ quanto sarebbe avvenuto domenica mattina in uno dei più noti stabilimenti balneari di Capitolo sulla costa di Monopoli. Ubaldo Pagano, deputato del Pd, avrebbe mostrato il tesserino da parlamentare ai gestori per ottenere un ombrellone posizionato di fronte al bagnasciuga. A riportare la notizia è il Quotidiano Italiano di Bari, media locale che ricostruisce con dovizia di particolari l’accaduto.

Il lettino lontano dal mare, un affronto

Intorno alle 9 di domenica scorsa Ubaldo Pagano si sarebbe presentato in spiaggia con moglie e figlia piccola al seguito. A detta del deputato Pd un’amica avrebbe prenotato in sua vece ombrelloni e lettini. I gestori dello stabilimento però negano la prenotazione, sostenendo di aver risposto alla donna di presentarsi semplicemente di buon’ora. Al suo arrivo l’onorevole viene spedito vicino alle cabine, piuttosto distante dal mare. Le prime file sono infatti riservate agli ospiti dell’albergo.

Arriva la polizia, Pagano tira fuori il tesserino


A questo punto Pagano si sarebbe indispettito, non volendone sapere di rimanere nelle ultime file, nonostante la promessa da parte dei gestori di un possibile spostamento in avanti non appena si fosse liberato un posto. La discussione si accende e i gestori dello stabilimento chiamano la polizia. All’arrivo delle forze dell’ordine l’onorevole avrebbe prontamente mostrato il tesserino della Camera. 

Il deputato del Partito Democratico ha ovviamente fornito una versione diversa, spiegando di non aver mai alzato la voce e di non aver utilizzato il tesserino in versione “lei non sa chi sono io”: a sua detta non avrebbe avuto altri documenti da mostrare. Una versione sconfessata dai responsabili della struttura.

Su richiesta dell’interessato, pubblichiamo integralmente la versione dei fatti fornita da Pagano su Facebook:

Domenica 7 luglio
Ore 8.45 
Arrivo al Lido Torre Egnazia insieme a mia moglie e mia figlia di cinque anni, per trascorrere la giornata con la famiglia di un amichetto di mia figlia che ha un abbonamento stagionale al lido. 

Avevamo provato a prenotare un ombrellone il giorno prima ma dal Lido ci hanno risposto che bastava presentarci molto presto nello stabilimento, entro le ore 9.00, per averlo.
E così abbiamo fatto, alle 8,45 in punto eravamo lì.
Già dall’ingresso delle auto, ci veniva riferito che probabilmente non c’era disponibilità di alcun ombrellone, ma che potevamo andare a chiedere; quindi, si è recata in cassa mia moglie.

Alla cassa c’era già un’altra persona che lamentava la tipologia di ombrelloni proposta – circa in ventesima fila – a cui era stato impedito di prenotare e pagarlo il giorno prima.

Quindi la richiesta di una postazione migliore (non la pretesa della “prima fila” come scritto da qualcuno per romanzare i fatti) avveniva da parte di due famiglie distinte e sconosciute fino ad allora, né io mi sono qualificato in quel momento nella mia veste di parlamentare, ci mancherebbe.

Le rimostranze erano motivate unicamente alla luce delle indicazioni fornite il giorno prima dal personale dello stabilimento, che aveva suggerito ad entrambe le famiglie di recarsi ad orario di apertura lido per avere sicuramente la possibilità di trovare un ombrellone in posizione migliore.

In un lido di almeno cento/centocinquanta ombrelloni sostenevano, invece, che erano tutti degli ospiti dell’hotel e degli abbonamenti e c’erano solo pochi posti disponibili in penultima e ultima fila della zona chiamata conca, molto distante dal mare. Sarebbe bastato che la stessa cosa ce l’avessero detta il sabato quando abbiamo provato a prenotare per evitare questa discussione.

Dopo circa un’ora, dopo aver regolarmente pagato il servizio e atteso inutilmente il direttore dello stabilimento, siamo stati accompagnati a sistemarci all’ombrellone in penultima fila della conca, informandoci solo allora, con fare sfidante, che avremmo dovuto parlare con la polizia che era stata chiamata dal lido, non si capisce bene per quale motivo, visto che in nessun momento della discussione sono stati alzati i toni.

Sono stato chiamato mentre ero in riva al mare dopo aver fatto il bagno (probabilmente più di un’ora dopo la nostra sistemazione) e mi sono recato pazientemente in reception dove ho incontrato due agenti della polizia che hanno potuto rilevare la mia assoluta pacificità, pur nel disappunto per la presa in giro subita. Solo a quel punto fornendo le mie generalità agli agenti ho mostrato come documento il tesserino di parlamentare non avendo portato con me la carta di identità.

Vi chiederete per quale ragione a fronte di tale trattamento equivoco sono rimasto in quel lido? Perché avevo promesso alla mia piccolina che avrebbe trascorso la giornata con il suo amichetto.

Questa storia (tentativo di prenotare, arrivo entro le ore 8.45, discussione di un’ora insieme ad altri nuclei familiari per avere un posto migliore, accettazione del posto in penultima fila con regolare pagamento, sopportare tutto questo per mantenere la parola con la propria bambina, dover dare spiegazioni alla polizia assurdamente chiamata per motivi così banali) dimostra che mi sono sempre comportato come ciascuno di voi senza mai abusare del ruolo istituzionale, anche in un momento di disagio come quello dove ritenevo di subire una presa in giro. 

Davide Di Stefano

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3 Commenti

  1. se le cose somo andate come riferito dal parlamentare , beh , e’ un altro discorso, non mi sono per niente simpatici i parlamentari pd, ma non scendiamo in gratuita polemica , molti avrebbero reagito peggio . veri motivi , per attaccarli ce li offrono quotidianamente, tipo quando salgono sulla sea watch di turno.

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