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Milano, 18 feb – Sessantanove anni, piglio arcigno, espressione severa: è Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Autentica star televisiva, incarna i famosi 15 minuti di Andy Warhol fattisi virologo e protrattisi per mesi e mesi di bastonate alla psiche degli italiani. Italiani che dall’estate scorsa ormai si svegliano ogni mattina chiedendosi: «Oggi cosà dirà?». 



Galli pontifica ad ogni ora

Con un passato mai rinnegato – anzi – nella sinistra radicale, compare a quasi ogni ora del giorno e su qualunque canale televisivo a pontificare – in effetti lo vedremmo bene adorno di stola papale – di lockdown, morti, pandemia fuori controllo, varianti. Galli bastona con aridità sovietica i suoi connazionali colpevoli di voler ricominciare a vivere, inchiodandoli al banco degli untori.

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L’ottimismo fa male

La morte economica del Paese non è affar suo, nella sua cosmologia si muore solo di coronavirus, e le decisioni del governo devono essere subordinate al suo personale vitello d’oro rappresentato dalla «salvezza dal virus». Lui non vede «gente morire di fame ma persone morire in corsia d’ospedale». Mai una parola di ottimismo, sempre intento a tingere di oscurità la situazione. Con quell’aria a metà tra la sconsolata rassegnazione e un certo grado di soddisfazione quando le cose vanno male come aveva predetto (quasi mai).

Galli, l’apostolo del pessimismo pandemico

Vero apostolo votato alla causa del pessimismo pandemico, Galli una volta ebbe a dire: «non abbiamo gran voglia di continuare a mettere la faccia in questioni che sarebbero di competenza altrui. Ma lo faccio, anche se non ho libri da promuovere, candidature o interessi specifici». Per lui, insomma, terrorizzare gli italiani è una missione. Per uscire dall’emergenza non vi è altra soluzione che il lockdown, alla cinese possibilmente. Quando finirà la pandemia e il suo compito sarà terminato probabilmente si dissolverà in un’entità impalpabile. Persino il suo stesso ospedale l’ha messo a tacere, smentendo le sue dichiarazioni a proposito di un fantomatico reparto infettivi «invaso dalle varianti». Eccovi quindi una compilation delle sue sparate dai toni più apocalittici.

1. Quando accusò la democrazia di diffondere il virus

In collegamento con Piazzapulita, lo scorso ottobre Galli si lancia in una critica delle elezioni regionali di settembre e del referendum costituzionale. «Sto facendo il conto di quanto ci sono costate le elezioni di settembre». Come a dire: il prezzo della democrazia è di migliaia di morti. Quando però si scende nel dettaglio di questo costo e soprattutto del nesso che vi sarebbe tra voto e contagio, il virologo si trincera in un vaghissimo «ci saranno anche i dati a dimostrarlo», senza però fornirne alcuno.

2. Il virus si vince danneggiando le attività economiche 

L’economia del Paese non è affare di Galli, si è detto. Ci pensino i politici. Lui detta però legge nel suo campo e vorrebbe che la suddetta legge piegasse le regole dell’economia: «Questo non è il momento di discutere e di procrastinare ma è il momento di fare. Che è anche fare danno alle attività economiche di persone terrorizzate per il loro futuro», aveva detto a ottobre. Se non si sigillano gli italiani in casa «in capo ad una quindicina di giorni siamo a un passo dalla tragedia». La tragedia non c’è stata. Ma lui non si rassegna: Galli vuole la nostra salute, ma in cambio tocca dargli il sangue. 

3. Galli è stanco di consolare i parenti dei morti

A dicembre Galli se la prendeva con gli italiani «irresponsabili», rei a sua detta di avere contagiato parenti e genitori anziani, sostenendo di essere stanco di doverli «consolare» nel malaugurato caso in cui questi passano a miglior vita. «Sono stanco di dover consolare l’inconsolabile, cioè quelle persone che sanno di aver portato l‘infezione a casa e genitori e nonni sono andati all’altro mondo». Nessuna pietà per gli italiani «indisciplinati» e troppo attaccati alla vecchia normalità fatta di rapporti umani intrattenuti dal vivo e non per mezzo di Skype o videochiamate.

4.“Per chi farà il vaccino più ‘privilegi’ rispetto a chi non lo fa”

Non poteva mancare il ricatto confezionato per chi sceglie di non vaccinarsi. «Il vaccino è la vera exit strategy da questa pandemia, bisogna affrettarsi nei limiti del possibile a farlo. È evidente che una volta fatta la seconda dose, avendo gli anticorpi, si avranno anche dei ‘privilegi’, anche se è un termine che non mi piace». Nonostante non gli piaccia, la parola «privilegi» l’ha comunque pronunciata, mutuandola per altro dal gergo aziendale. Siamo quindi al limite del fantozziano. Nel dettaglio quali sarebbero, nel concreto, questi privilegi? Le libertà di spostamento, di lavoro, di circolazione, ovvero tutte quelle libertà già enunciate e garantite dalla nostra Carta costituzionale. C’è poco da fare: la possibilità di limitare la libertà dei cittadini che non si vaccinano risveglia la Stasi che è in Galli.

5. “L’estate vacanziera ci è costata 20 mila morti”

“E’ un conto che mi fa fatica fare: più di 20 mila morti li avremmo potuti in larga misura evitare” se durante l’estate si fossero adottate misure più restrittive, senza spiagge, movide e vacanze. Siamo in data 7 dicembre, la seconda ondata è iniziata da circa un mese e mezza Italia è tappata in casa. Galli è della scuola di chi pensa che i contagi di ottobre sono da ascriversi agli aperitivi di agosto, quindi. Ma l’incubazione del virus non era di una settimana?

Cristina Gauri

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5 Commenti

  1. Questo individuo sembra essere funzionale al progetto occulto del “reset” di cui le oligarchie hanno parlato senza remore a Davos.In sostanza tramite un qualsiasi virus non piu’ mortale di tanti altri ci incarcerano e isolano in casa e riducono al lastrico qualsiasi attività da loro non controllata per toglierci ogni proprietà e quindi schiavizzarci, anche tramite un controllo digitale che ceracno di rendere totalitario e onnipresente .Il progetto stà andando avanti alla grande all’ insaputa dei molti che credono ancora che tanti mezzi di informazione lavorano per informarci

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