Milano, 20 lug – E’ morto a Milano Francesco Saverio Borrelli, la “toga rossa” per antonomasia. Ex capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era Procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano, dopo essere stato protagonista dell’attacco giudiziario alla Prima Repubblica, si è accanito per anni anche contro Silvio Berlusconi. Borrelli è deceduto in ospedale a 89 anni, aveva indossato la toga per 47 anni.

Napoletano e magistrato per tradizione di famiglia

Sono figlio, nipote e pronipote di magistrati. Da bambino spesso non potevo fare chiasso perché papà stava scrivendo una sentenza. A quel tempo il lavoro del magistrato, specialmente se civilista, si svolgeva in casa. Forse viene da lì la mia passione per le sentenze”, disse di lui Borrelli, nato e cresciuto nella Napoli degli anni Trenta. Incoraggiato da Piero Calamandrei si laurea in Giurisprudenza con una tesi dal titolo “Sentimento e sentenza”. Nel 1955 entra in magistratura come pubblico ministero e all’inizio il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro è il suo uditore giudiziario.

A capo del pool Mani Pulite


Nel 1983 Borrelli diventa procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano fino al 1988 quando assume il ruolo di procuratore capo. La triste fama arriva a partire dal 1992 quando l’inchiesta Mani Pulite spazza via la Prima Repubblica. È lui infattti a guidare il pool di magistrati composto dagli altrettanto famigerati Antonio Di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. L’uomo che inviò il primo avviso di garanzia all’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi tra le altre cose, nel 1993, disse: “Se hanno scheletri nell’armadio, li tirino fuori prima che li troviamo noi“. Una frase choc in vista delle elezioni Politiche dell’anno successivo: era proprio quella la più forte espressione della magistratura politicizzata. “Un’affermazione assurda che presuppone una condanna prima del processo” fu allora il commento di Silvio Berlusconi, che replicò: “Nei nostri armadi non ci sono cadaveri ma solo abiti o stampelle. Non si può chiedere che i magistrati si astengano dal prendere provvedimenti in campagna elettorale? Io rovescio la questione: sono le scadenze elettorali a non dover condizionare quelle giudiziarie“.
Nel 1994 Borrelli, intervistato dal Corriere della Sera, si lascia andare a un auspicio che rende bene l’idea del potere incontrastato della magistratura in quegli anni: “Dovrebbe accadere un cataclisma per cui resta solo in piedi il Presidente della Repubblica che, come supremo tutore, chiama a raccolta gli uomini della legge. E soltanto in quel caso potremmo rispondere con un servizio di complemento”.

Berlusconi è il nuovo nemico

Come è noto, la caduta del primo governo Berlusconi è stata causata dall’avviso di garanzia che proprio Borrelli fa recapitare al Cavaliere mentre stava presiedendo a Napoli la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata. Nel 1996, a margine della prima udienza del giudizio contro il Cavaliere, commentò: “Questo non è un processo politico, anche se è innegabile che possa avere conseguenze politiche. Ma i nostri valori sono scritti nel codice penale”. Insomma, come si dice a Napoli, Berlusconi fu “cornuto e mazziato”.

“Resistere, resistere, resistere”

Nel 1999 va in pensione ma fino al 2002 è procuratore generale della Corte d’appello milanese. Il12 gennaio del 2002, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Borrelli pronunciò lo slogan “resistere, resistere, resistere” (profanando in un certo senso l’origine nobile del motto che fu di chi respinse gli austriaci sul Piave) contro Berlusconi e le riforme della giustizia portate avanti dal suo governo.

Gli ultimi anni di vita

Il 23 maggio del 2006, dopo un grave scandalo che coinvolse pesantemente il mondo del calcio italiano, fu nominato capo dell’ufficio indagini Figc. Abbandonò definitivamente l’incarico nel giugno 2007. Ultimo atto politico di una vita di certo coerente, il 14 ottobre 2007 Borrelli firmò l’appello in sostegno alla corsa di Walter Veltroni a segretario del Pd.

Ludovica Colli

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6 Commenti

  1. di questi personaggi,alcuni dai tratti vagamente caricaturali,sarà bene ricordare l’assoluta “sbadataggine” nel non aver indagato sul PCI di allora,o meglio di aver bloccato il Magistrato Tiziana Parenti,appena aveva incominciato a farlo,lasciando ai posteri la bizzarra idea che uno dei partiti più ramificati di Italia tra sedi,sezioni,sottosezioni e nuclei di sottosezionisi ,pagasse i relativi affitti ed acquisti con la vendita della salamella alle feste dell’Unità.

    nessun Rublo da sventolare allora…

  2. erano gli anni della caduta del comunismo sovietico..il pci era in grave crisi..non sapevano dove sbattere la testa per salvare le poltrone..poi il colpo di “genio”: cambiare nome al pci in pds, ma c’era il psi.. occorreva eliminare Bettino Craxi, perché per loro, troppo ingombrante..eliminarono la concorrenza…..il loro obiettivo era creare un corpo unico per governare soli, senza avversari temibili..chiesero aiuto ai “compagni” nella magistratura per eliminare i socialisti ..ora, erano loro i soli “democratici” della sinistra….pulizia “etnica” alla compagno Stalin.. democratici esternamente, ma staliniani dentro…

  3. Ora è davanti ad un VERO tribunale …. inappellabile .
    -1
    girone ? IGNAVI .
    Craxi chiese di indagate su soros. …. magicamente nacque mani (sjch) pulite ….

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