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traffico d'armiNapoli, 31 gen – “Ciao Anna, abbiamo bisogno di missili anti-carro e terra-aria sovietici”. Questa è l’email trovata nel computer di una coppia di coniugi di S.Giorgio a Cremano (Napoli): Mario di Leva (69 anni), che ha assunto il nome islamico di “Jafaar”, e sua moglie Anna Maria Fontana (64 anni), convertiti entrambi all’islam insieme al figlio. Tra gli indagati risulta anche Andrea Pardi, amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri srl, coinvolto in una precedente inchiesta (da cui partono le seguenti indagini) sul traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia. Risulta ancora da rintracciare, in misura cautelare, “Mogamud Alì Shaswish” un libico che, attualmente, risulta irreperibile. I quattro fermi, per “traffico di armi”, sono stati disposti dalla DDA, organo della procura di Napoli, in diverse provincie italiane, tra cui Roma, Salerno e l’Aquila oltre a quella di Napoli.

L’indagine ha avuto inizio nel 2011, su spinta del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, riguardo un vecchio procedimento penale, precedentemente menzionato, della procura, nella quale emerse che il clan camorristico dell’area casalese era stato in contatto con un membro appartenente alla mala del Brenta, con precedenti specifici per traffico di armi dove sembra, appunto, essere coinvolto Andrea Pardi. Nell’attività illecita dei due coniugi figurano elicotteri, fucili d’assalto e, come si può leggere nell’email intercettata, missili, in una attività che sembra essere durata dal 2011 al 2015 e che ha avuto come centro la capitale Roma. Gli atti della procura svelano che questa attività “risulta legata al governo iraniano e all’attuale governo provvisorio della Libia”, paesi su cui vige un embargo internazionale, che è stato così violato. Negli stessi atti, emerge che i due coniugi hanno risieduto stabilmente all’estero, dove ultimamente stavano aprendo numerosi conti bancari, facendo ipotizzare una imminente fuga.

In questi soggiorni, soprattutto in paesi del medio-Oriente, i coniugi hanno avuto numerose opportunità: “conoscendo alti esponenti del mondo politico e religioso locale”, tra questi addirittura l’ex premier iraniano Ahmadinejad, che è stato ritratto insieme alla coppia nella foto riportata dall’articolo. In una conversazione di Di Leva, intercettata dalla procura, invece risulta l’ammissione di “contatti con soggetti appartenenti a milizie tribali libiche implicate in azioni terroristiche. Da queste intercettazioni si ipotizzano collegamenti tra i due coniugi e i rapitori degli italiani sequestrati in Libia nel 2015, sequestro che portò la morte di Fausto Piano e Salvatore Failla.

Le indagini proseguono ed è difficile non pensare che tutto questo non sia che la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più grosso. Sta di fatto che dove è presente la parola “islam”, segue quasi sempre la parola “terrorismo” e non solo, visto che in questo caso pare vi siano connessioni indirette anche con la parola “camorra“…

Davide D’Anselmi

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