Reggio Calabria, 13 mar – L’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria è stata sciolta per infiltrazioni della ‘ndrangheta.

Nella seduta del Consiglio dei ministri del 7 marzo, è stato deliberato lo scioglimento dell’Asp e l’affidamento della gestione a una Commissione straordinaria composta da Giovanni Meloni, da Maria Carolina Ippolito e da Domenico Giordano. Lo rende noto la prefettura di Reggio Calabria.

“Nelle more del perfezionamento della procedura di scioglimento con la firma del presidente della Repubblica – fa sapere la prefettura – il prefetto Michele di Bari, con proprio provvedimento ieri, ha disposto la sospensione dell’Organo di direzione generale della predetta Azienda, ai sensi dell’art. 143, comma 12 del decreto legislativo 18 agosto 267, e ha incaricato della gestione provvisoria dell’Ente la predetta Commissione Straordinaria”.

Grillo: “Quadro allarmante. Serve decreto Cdm”

“Sul decreto Calabria la parte sanitaria è stata già illustrata agli altri ministeri. Il 7 marzo è stata sciolta per infiltrazioni mafiose l’Asp di Reggio Calabria. Questo conferma la gravità della situazione calabrese”, ha spiegato il ministro della Salute Giulia Grillo.

Purtroppo la situazione grave non riguarda solo l’Asp di Reggio Calabria, ma anche di altre aziende sanitarie: il quadro è veramente allarmante – ha aggiunto -, con i miei commissari abbiamo valutato una situazione di disastro economico mostruoso e tutte le aziende sanitarie ed ospedaliere hanno chiuso i bilanci in negativo di decine di milioni di euro”.

Pertanto il ministro Grillo conclude: “Penso che il decreto Calabria in questo momento sia una delle cose più urgenti che il Consiglio dei ministri dovrà approvare”.

Grillo ha quindi annunciato di stare per andare dal premier Giuseppe Conte “per parlare proprio di questa grave situazione calabrese. I tempi sono solo tecnici, è un decreto importante, stiamo limando e spero che nell’arco di una decina di giorni vedremo un risultato”.

Asp in “rosso” e i conti che non tornano

Per la Asp reggina  – con un “rosso” tra i 200 e i 400 milioni di euro – emergono “doppi e tripli pagamenti” di fatture a creditori che, consapevoli del caos contabile della struttura, ricorrevano a decreti ingiuntivi e pignoramenti relativi sempre agli stessi servizi che l’Azienda aveva già pagato.

Quello che sarebbe certo, invece, è il riferimento nelle carte della prefettura di interferenze illecite nella gestione amministrativa dell’Ente e soprattutto gli appalti prorogati da anni, senza una gara pubblica, sempre alle stesse ditte in tutto il territorio reggino.

E’ evidente anche un’anomali circa gli stipendi che venivano erogati ad alcuni dipendenti che, negli anni, erano stati condannati per reati gravissimi, anche di mafia, e interdetti in perpetuo dai pubblici uffici.

Si tratta di soggetti che da almeno 13 anni si trovavano addirittura in carcere e che, piuttosto che essere licenziati, ricevevano l’assegno regolarmente l’assegno familiare.

Massoneria e criminalità organizzata insieme in affari

Nell’ambito del processo contro la ‘ndrangheta reggina e, soprattutto, contro la “cabina di regia” costituita da un comitato d’affari di cui le cosche sono solo una delle componenti, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e i carabinieri del Ros hanno sentito due massoni (un grosso imprenditore di Reggio e un docente universitario di Roma) che, nel 2014, hanno cercato di avvicinare un senatore calabrese con l’obiettivo di “mantenere invariata la linea di condizionamento della citata Azienda Sanitaria”.

Secondo i carabinieri del Ros, l’imprenditore massone “si autocolloca al centro di un sistema di interessi e relazioni creato per gestire a proprio vantaggio il settore sanitario reggino (che in ambito pubblico certamente costituisce la voce di bilancio più corposa)”.

“Tale controllo – si legge nelle carte del Ros – viene svolto tramite la politica al cui condizionamento si perviene creando le alleanze politiche e controllando il libero esercizio del voto”.

I politici corrotti (centrosinistra e Pd)

Nell’intercettazione si fa riferimento più volte al senatore che “è nelle commissioni dove fanno le leggi”, a un consigliere regionale del centrosinistra e a un consigliere comunale di Reggio del Pd.

Lo stesso massone, peraltro – secondo il Ros – si colloca “all’interno dell’associazione mafiosa”.

Ludovica Colli

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