Roma, 1 mar – Lo Stato italiano applichi verso l’armatore e lo Stato di bandiera (l’Olanda) della nave Ong Sea Watch e a tutte le altre navi coinvolte nella rinnovata tratta degli esseri umani senza il consenso dell’Italia l’articolo 84 del Codice della Navigazione per il risarcimento delle spese sostenute.

Lo Stato italiano può farlo con un’ingiunzione attraverso l’autorità marittima, al fine di ottenere il rimborso delle spese vive anticipate o comunque sostenute per le attività correlate alle attività private della nave che hanno coinvolto le varie istituzioni italiane, a partire dall’impiego di mezzi navali, aerei e portuali, prima e dopo l’attracco nei porti italiani.

Infatti, notevole è stato l’impegno dello Stato italiano nel supportare ed assicurare i servizi necessari all’ordine ed alla sicurezza in alto mare, nelle acque territoriali ed in porto.

Per avere un quadro generale delle spese “forzate” sostenute dalle varie amministrazioni coinvolte, basta andare a vedere le tabelle di “onerosità” previste per l’impiego del personale della Marina, delle Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Carabinieri, Sanità marittima, ecc. negli orari fuori ufficio, notturni e nei festivi.

Ma anche gli oneri relativi alla vigilanza e scorta delle motovedette, il consumo dei carbolubrificanti, l’usura dei mezzi, ecc.

Il contribuente italiano deve sapere che esistono delle spese vive che lo Stato ha sostenuto e che qualcuno ora deve risarcire.

Nicola De Felice – ammiraglio di divisione

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4 Commenti

  1. Mi sembra giusto e il minimo così vediamo se vogliono attraccare secondo me ci pensano due volte. Dai Salvini presenta il conto con fattura da pagare in 30 g.

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