Roma, 18 lug – Di sicuro c’è che sono morti. Uso volutamente la frase con cui un celebre giornalista, invitato a vedere la “scena del crimine” in morte di Salvatore Giuliano con la versione dei fatti fornita dalle autorità: “Di sicuro c’è solo che è morto”, titolò il suo articolo. Si può applicare alle vittime mostrate nelle immagini dalla Ong spagnola Open Arms e relativa versione sui fatti: la Guardia Costiera libica ha lasciato annegare un madre col figlio che non volevano essere riportati in Libia. E i libici sono stati accusati di essere assassini pagati dall’Italia.
Di sicuro c’è solo che non sono annegati. Il bambino galleggia, segno che era già morto prima di finire in acqua. Chi annega sprofonda perché coi polmoni riempiti d’acqua il corpo non può galleggiare, se sprofonda su un fondale fino a 20/30 metri poi riemerge all’espandersi dei gas di necrosi, mentre se sprofonda su un fondale oltre i 20/30 metri la pressione dell’acqua impedisce l’espandersi dei gas di necrosi e il corpo resta sul fondo. La donna si trova su una sorta di zattera (probabilmente parte del pavimento del gommone) in posizione prona e mostra sulle spalle una estesa macchia ipostatica, che nelle salme si forma dopo ore e ore nei punti su cui il corpo e adagiato. Quindi per ore (otto, dieci, dodici, secondo le circostanze) la donna dopo morta è rimasta poggiata sul dorso, e non è che poi da morto sali sulla zattera: qualcuno ce la ha messa.
A questo si aggiunge la testimonianza della giornalista di una troupe tedesca della rete RTL presente sulla motovedetta libica che da quel gommone fermo da oltre 60 ore ha salvato oltre 150 persone confermando la versione libica per cui sul gommone non era stato abbandonato nessuno, e a riprova venerdì prossimo 20 luglio la rete RTL manderà un servizio con le fasi del salvataggio. Come possono essere andate le cose? Lo stabiliranno gli inquirenti e i medici legali, anche se è notorio che gli scafisti mettono i più deboli nei posti peggiori dove è più facile morire di stress o di ustioni causate dal carburante durante i travasi delle taniche, mentre i giovanotti palestrati stanno a cavallo delle camere d’aria per stabilizzare.
Fatto sta che per tutto ieri e oggi su gran parte dei media radical chic si è fatta la “bufera mediatica” sul ministro dell’Interno che paga gli assassini che non esitano a lasciar annegare chi rifiuta di essere riportato in Libia. La Ong Open Arms ha anche tratto in salvo una donna apparentemente aggrappata ai resti del gommone, ed è lecito interrogarsi anche su questo, visto che solo pochi giorni fa un’altra Ong spagnola, la Pro Activa, aveva inscenato un altro falso naufragio con altre false vittime e con gli stessi scopi dei fatti di ieri: il feroce ministro dell’Interno! Tranne poi ammettere la sceneggiata di fronte alle marchiane evidenze del falso. E’ ovvio che ci si aspetta la Grande Strage in mare rigorosamente davanti alle telecamere: le organizzazioni “umanitarie” tentano di salvare il loro business, e ieri sulla Ong Open Arms c’erano telecamere e testimoni compreso un deputato italiano di LeU. Non sapevano che sulla motovedetta libica c’era la troupe RTL, e non sapevano che gli annegati affondano. Se galleggiano sono entrati in acqua già morti. Manipolare una scena del crimine è difficile, ma creare una falsa scena del crimine è ancora più difficile.
Luigi Di Stefano

4 Commenti

  1. vorrei permettermi di aggiungere le mie perplessità sulla signora di 40 anni circa che – secondo quanto divulgato dalla ONG – sarebbe rimasta aggrappata a quella specie di “relitto” per 48 ore (!) in mare aperto…praticamente due giorni e due notti.
    ora,pensare davvero che una signora sovrappeso,sicuramente non allenata nè esperta di nuoto o galleggiamento,possa stare in ipotermia per due giorni attaccata nemmeno ad un punto fisso, ma ad un relitto che in base al moto ondoso poteva anche andare sott’acqua ingoiando lei presumibilmente acqua salata, senza nè bere nè mangiare nè riposare o tantomento dormire (e presubilmente partita in condizioni fisiche già debilitate) è una assurdità che non si può nemmeno sentire.
    non a caso la ONG è stata questa volta ben lontana dai porti italiani ove questa signora africana sarebbe stata interrogata in Procura e i due cadaveri sottoposti ad autopsia.

  2. una donna su una tavola che galleggia, quindi non morta annegata, sdraiata a pancia in giù ma con segni di necrosi sulle spalle, che di solito vengono dopo diverso tempo dalla morte e sicuramente non dalla parte che non poggia a terra, giocattoli bel allineati, nave perfettamente visibile sullo sfondo… di spontaneo mi sembra ci sia poco

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