Lampedusa, 19 ago – Nessuno nega che 17 giorni ammassati sul ponte di una nave possano essere snervanti, ma fino a prova contraria sulla Open Arms non vi è alcuna emergenza medica. E’ quello, in sostanza, che pensa Francesco Cascio, il medico responsabile del poliambulatorio di Lampedusa finito al centro della bufera mediatica per avere osato constatare il perfetto stato di salute degli immigrati fatti scendere dalla Open Arms per “motivi di emergenza sanitari” (fatta eccezione per un paziente affetto da otite).

“Aspettiamo che si decida presto il destino di questi poveri cristi dalla Open Arms, ormai la vicenda è diventata una telenovela imbarazzante”. Le ultime dichiarazioni di Cascio all’AdnKronos si sono parecchio ammorbidite rispetto alle precedenti, forse complice la gogna mediatica a cui il povero medico è stato sottoposto per aver constatato l’ovvio: “Spero che facciano scendere al più presto i 107 migranti a bordo che sono stanchi ed esausti”, dice, “Dopo tutti questi giorni è ovvio che la loro condizione psicologica sia terribile: saranno stanchi, esausti, depressi. Quindi, spero che si trovi presto una soluzione”. Tuttavia ci tiene a ribadire che “al momento non mi risulta ci sia una emergenza sanitaria sulla nave”, precisando che i 13 ospiti della Open Arms evacuati per motivi sanitari dovevano inizialmente essere visitati a bordo. “Ma non abbiamo potuto farlo, noi abbiamo il compito di visitare migranti che vengono accompagnati al molo o direttamente al Poliambulatorio. Di più non possiamo fare”, continua, “Vista l’enfasi che la vicenda ha avuto sono tornato a Lampedusa per mettermi a disposizione delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria. Ho saputo che mi vogliono ascoltare e io sono pronto. Se ci sono dettagli che posso dare su quei referti medici sono pronto a darli”.


A margine della vicenda, Cascio chiede di non dimenticare che il poliambulatorio, durante la stagione estiva, assiste 40mila persone in un isola che ha 6mila abitanti, spesso con emergenze reali a cui fare fronte: “Si lavora anche se non ci fossero i migranti. Mi sembra giusto sottolinearlo”, spiega, “Ho incontrato il medico che la notte delle visite ai migranti era in servizio. Era distrutto. Ha fatto 40 ore di fila di turno, ha trattato persone traumatizzate, fratture, e altre patologie di turisti e abitanti. Non ci sono solo i migranti da seguire“.

Cristina Gauri

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