Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 3 mag – “Scopri il torace di uno in arresto e ti aspetta il fascio littorio tatuato. Sono bruttissimi momenti, io ve lo dico” così esordisce il post scritto da una dottoressa di un pronto soccorso di Verona. “Tu fai tutto quello che è necessario. Però non abbondi con il gel. ‘Eh ma scotta’. Le abbiamo salvato la vita sa? ‘Ma ho due ustioni!’. Ma sa con un infarto acuto in atto non si sa mai che le vengano altre aritmie mortali”, continua il medico. Poi racconta il dialogo con un infermiere: “Dottore mettiamo le placche autoadesive?” “Naaa, scarico in manuale” “Perché?” “Perché voglio EL FASCIO DE FOCO”. Poi la dottoressa conclude il thread scrivendo “Adoro l’odore di pelle di pollo al forno alla mattina”, mentre risponde ad un altro utente di Twitter “Mi sembra che un’ustione di primo grado valga bene una messa. Pensatela come volete e buon 25 aprile a tutti”. Questo succedeva il 25 aprile scorso.

Sebbene la dottoressa abbia oscurato il suo account Twitter in seguito al putiferio creato da quel thread, siamo riusciti a identificarne l’identità tramite l’archivio digitale Wayback Machine. Come da lei stessa affermato, a meno che non ci siano stati elaborati furti di identità che comprendevano anche i suoi selfie scattati in reparto, il medico lavora presso il pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona Borgo Roma ed è stata reintegrata nel dicembre scorso dopo uno “qualche severo scivolone disciplinare”.

Verona, gli sconcertanti tweet di una dottoressa

Nel 2015, la dottoressa venne sospesa dall’ospedale perché pubblicò su Twitter, con un altro account, le fotografie dei suoi pazienti che venivano poi dalla stessa derisi perché sovrappeso o perché portavano indumenti intimi femminili. All’epoca l’Azienda ospedaliera sospese il medico e inviò un esposto in procura. Le indagini rilevarono che la dottoressa aveva pubblicato, in un solo anno, un totale di duemila tra foto, video e referenti dei pazienti che ritraevano scene della vita in reparto. Lo scopo sarebbe stato quello di denunciare gli sprechi di denaro pubblico provocati da chi arriva in ospedale senza un valido motivo. Anche nel 2015, tutto partì dalle segnalazioni di altri utenti di Twitter indirizzate all’Ordine dei medici.

Il clamore mediatico generato dalla vicenda arrivò anche al senatore Antonio De Poli che, nel settembre del 2015, depositò un’interrogazione parlamentare indirizzata all’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per chiedere chiarimenti sullo scandalo scoppiato a Verona. Nel maggio del 2016, nella risposta del ministro si legge: “Una Commissione aziendale appositamente nominata ha condotto approfondimenti al riguardo, in esito ai quali è risultato che l’utenza identificata con il nickname ‘ComandanteDiavolo’, all’indirizzo ‘Twitter’, era riconducibile ad una dottoressa, dirigente medico dipendente dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. La Prefettura riferisce, altresì, che l’Azienda ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti della dottoressa, mediante l’invio della contestazione di addebito, sostanziando i fatti evidenziati una fattispecie di rilievo disciplinare e di violazione di fondamentali obblighi di comportamento del dirigente medico e del dipendente pubblico. Contestualmente, l’Azienda ha presentato, con nota del 26 agosto 2015, un esposto alla Procura della Repubblica di Verona, segnalando l’accaduto e chiedendo, a tutela dell’immagine e del buon nome dell’Azienda, che la magistratura disponesse prontamente gli accertamenti del caso sui possibili reati perpetrati, nonché ogni utile misura atta ad evitare la prosecuzione dei fatti riferiti, anche a salvaguardia della riservatezza dei pazienti. L’Azienda ha altresì inviato formale diffida alla società ‘Twitter Italia srl’, affinché provvedesse immediatamente alla rimozione o all’oscuramento dei contenuti dell’account riferibile all’indirizzo individuato”.

Nel luglio del 2016, la dottoressa è stata prosciolta perché, si legge nell’articolo del Corriere di Verona, “se non c’è il loro nome (dei pazienti, ndr), non sono riconducibili e dunque non si configura a carico del medico che ha postato dati tanto ‘sensibili’ sul web alcun reato penale”. Nel medesimo articolo, viene evidenziato che la dottoressa aveva ricevuto dall’Azienda ospedaliera un procedimento disciplinare risolto in due mesi di sospensione. Infatti, ancora prima di essere prosciolta, il medico era già tornato in reparto. Nonostante fosse già nell’occhio del ciclone, nel settembre del 2015, la dottoressa ricompare su Twitter con un altro account, dove la stessa ricomincia a raccontare vicende della sua vita, come la sospensione della patente a causa delle “goccyne”, il fatto che “i medici con la febbre alta si drogano” e che vorrebbe avere “libertà di cura”.

Nel dicembre del 2019, la dottoressa apre il suo ultimo account Twitter, quello in cui ha scritto delle ustioni intenzionalmente provocate a un paziente in arresto cardiaco. Qui il medico ha affermato di essere stata in “manicomio” (clinica psichiatrica, ndr) per un anno, dal 2019 al 2020, e di essere stata sottoposta a controlli prima del suo reintegro in ospedale del dicembre del 2020. La dottoressa ha ammesso che avrebbe dovuto essere ricoverata in clinica “3 anni prima” e di essere stata “strafatta”.

Nell’aprile del 2020, la dottoressa avrebbe ottenuto la “dichiarazione di riottenuta sanità mentale”, come scrive lei stessa su Twitter in occasione del primo anno passato dalle sue dimissioni dalla casa di cura dove era ricoverata. Il medico, in un altro tweet del 22 aprile scorso, ha scritto: “Mi sono tolta 2-3 dipendenze, un 5 anni di morte imminente, ho messo in un angolo una malattia cronica, ho ripreso a lavorare e sono contenta”.

Non mancano nemmeno diversi selfie scattati dalla dottoressa anche nel reparto in cui esercita. Al momento, il medico lavora presso il pronto soccorso Covid del Borgo Roma di Verona, come confermato da fonti interne dell’ospedale.

Il 19 aprile scorso, la dottoressa ha scritto su Twitter di aver dato ad alcuni tossicodipendenti presentatisi in pronto soccorso dosi di “morfina”: “Si passano parola in un mondo parallelo che ha le sue regole per cui sanno per certo che se vengono da me per una roba io non rompo il cazzo, cioè non mi devi spiegare gli albori della medicina (…) Sono felice di essere celebre per il sostegno senza giudizio alcuno presso una popolazione di VIP, perché sempre di persone si tratta”.

Dopo aver verificato tramite fonti interne che il medico autore di quei post è proprio la dottoressa che esercita presso il pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona Borgo Roma, abbiamo contatto l’ufficio per la comunicazione esterna dell’ospedale e inviato tutto il materiale raccolto. Siamo stati informati che il 29 aprile si è riunita una commissione per esaminare il caso della dottoressa recidiva. Inoltre, il padre del medico ha affermato che il 28 aprile di prima mattina, quindi ancora prima del nostro contatto con l’ufficio per la comunicazione esterna dell’ospedale, la dottoressa era stata convocata dalla direzione. Al momento, quest’ultima non sarebbe stata sospesa in via cautelare, in attesa del normale e presumibilmente lungo iter di accertamento, e il suo responsabile non sarebbe stato tempestivamente informato dell’accaduto.

Il primo maggio, dopo giorni di in cui si era “autosospesa”, la dottoressa è tornata su Twitter perché “nessuno squadrismo mediatico può sopprimere la volontà di condividere le proprie idee”.

Francesca Totolo

La tua mail per essere sempre aggiornato

8 Commenti

Commenta