Il-corridoio-5-e-fratelli-immagine-ItalferrRoma, 16 giu – Torniamo a pensare il corridoio cinque, quello che passa per la Val di Susa e che è stato preso di mira da gruppi estremisti (facili ad essere strumentalizzati). Secondo il disegno originario questo corridoio dove andare da Lisbona a Kiev. Negli ultimi tempi il suo tracciato è stato ridimensionato: ora esso esclude i due termini originari: il Portogallo e l’Ucraina ed è stato declassato a “corridoio mediterraneo”

Noi sosteniamo che l’Europa deve tornare a pensare in grande, deve superare l’attuale fase di crisi – artificiosamente indotta –  e tornare a progettare grandi opere che la unifichino.

Immaginiamo cosa potrebbe essere una Grande Europa che includa anche la Russia e una Ucraina pacificata. In tale contesto il Corridoio Cinque tornerebbe ad essere strategico come arteria orizzontale da Lisbona a Kiev ed oltre. Allacciare il corridoio europeo alla Transiberiana consentirebbe di creare una “spina dorsale” dell’Eurussia e dell’Eurasia: da Lisbona a Vladivostok.

Su questa arteria di collegamento bidimensionale scorrerebbero le persone e le loro idee, le tecnologie e il know-how (le competenze di utilizzo delle tecnologie), scorrerebbero le merci al riparo dagli assalti della pirateria in mare aperto.

Una idea del genere si lega anche al Corridoio Euroasiatica Razvitie, presentato a Milano nel 2012, che contempla una linea ferroviaria che da Vienna si inoltra fino alle profondità della Russia, del Kazakhistan e della Cina. Distanze enormi che possono però essere coperte facilmente qualora vi sia la volontà politica di farlo.

Gli Europei devono riscoprire la capacità di pensare in grande e di progettare grandi opere. In particolare occorre cominciare  a concepire questa geopolitica fondata su linee di scorrimento orizzontali dall’Europa all’Asia, dall’Asia profonda.

E’ questa la moderna Via della Seta, per unificare due grandi blocchi di civiltà. Gli Italiani dovrebbero essere particolarmente sensibili a questa problematica: sono in fondo il popolo di Marco Polo, ma anche – in tempi più vicini – di Giuseppe Tucci, il grande orientalista fondatore dell’ISMEO che esplorò le regioni più misteriose dell’India, della Cina e del Tibet.

La colonna vertebrale di questo grande progetto in fondo già c’è: si chiama Transiberiana su cui scorre il treno Rossya con le sue 1000 fermate da Mosca a Vladivostok. Ora si tratta di collegare a questa grande arteria l’Europa Occidentale: un giochetto tecnicamente molto facile, se c’è la volontà politica.

Alfonso Piscitelli

 

 

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