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viadotto scorciavacche

Roma, 7 gen – Il presidente della società CMC, Massimo Matteucci, che guida il consorzio di imprese che si sono aggiudicate l’appalto per il cantiere da 220 milioni di euro per la costruzione della variante stradale tra Palermo e Agrigento, ha rilasciato ieri un’intervista sul sito di Repubblica nella quale sostiene: “Io so che nella vita di un cantiere gli smottamenti succedono, perché il terreno è instabile. Ci possono essere degli imprevisti geologici e poi la terra va dove vuole lei, non dove vuoi tu. Ma l’integrità del viadotto è totale, e se cominciamo a confondere le cose è la fine”, lasciando dunque intendere che l’impresa aveva lavorato bene, anzi, meglio del previsto dato che il tratto era stato consegnato con 3 mesi di anticipo sulla data prevista di fine lavori, e che “se ci fossimo presi il tempo, col senno di poi…” forse non ci sarebbe stato nessuno smottamento.

Le parole di Matteucci suonano un po’ stonate, per usare un eufemismo, e sembra che sia ricominciata la pessima usanza di fare scaricabarile quando ci sarebbe bisogno di assumersi le proprie responsabilità. Il problema è semplice: se davvero le cause sono da ricercare in un problema di smottamento del terreno, quindi un problema geologico, è impensabile che un cantiere per un’opera pubblica non abbia messo a preventivo gli adeguati studi geognostici, e qualora non l’avesse fatto si ricadrebbe nell’omissione colposa; quindi un inevitabile fatalismo, come le parole “la terra va dove vuole lei non dove vuoi tu” lasciano intendere, non ha alcun senso, anzi, suona molto come uno scaricare sull’imponderabile le cause di un disastro di cui non si ha nessuna colpa quando non è così.

Ha ragione perciò il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi dott. Gian Vito Graziano a dire, in un recente intervento, che “Realizzare una qualsiasi opera infrastrutturale senza aver analizzato con attenzione la storia evolutiva del versante sul quale essa si imposta è un errore progettuale grave, che può essere commesso solo se gli studi specialistici geologici non sono stati compiuti con il dovuto rigore o se il progettista delle opere non ha tenuto conto delle risultanze degli studi stessi”. E’ difficile credere che un uomo dell’esperienza di Matteucci, non sia a conoscenza di tutte le pratiche di indagine geotecnica e geognostica, in situ o in laboratorio, che permettono di conoscere il comportamento del terreno in risposta a un determinato carico. Perché è vero, in parte, che “la terra va dove vuole lei” ma si può prevedere come risponde a certe sollecitazioni e quindi elaborare il progetto di conseguenza.

La progettazione è un passaggio tecnico troppo importante per non avere regole rigide e forme di controllo altrettanto rigide. L’esecuzione dei lavori è l’atto materiale con cui un progetto diventa opera dell’uomo e, in quanto tale, deve essere rigorosissima e lasciare spazi minimi ad errori o omissioni” prosegue il dott. Graziano, e non si può che concordare con lui, inoltre qualora questo rigore venga a mancare, come in questo caso, è bene che i responsabili se ne assumano la colpa in modo che eventi simili non accadano più in futuro.
Paolo Mauri

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