Pesaro, 14 feb – A poco più di un anno dalla testata sul naso, Piervincenzi si prende un pugno in faccia. Il giornalista, che ricordiamo fu colpito ad Ostia da una testata di Roberto Spada mentre stava girando un servizio per la trasmissione Nemo, si è ritrovato nella stessa situazione a Pescara, in qualità di inviato del nuovo programma di Rai2 Popolo Sovrano. Piervincenzi, il filmaker Sirio Timossi e il redattore David Chierchini sono stati costretti con schiaffi, spintoni e calci ad allontanarsi dal quartiere Rancitelli da un gruppo di abitanti, mentre lavoravano a un’inchiesta sui clan della periferia pescarese.

Il “Ferro di cavallo” 

Il cronista e la troupe si erano introdotti nel complesso di case Ater chiamato “Ferro di cavallo”, considerato uno delle roccaforti dei clan dello spaccio pescarese, quando sono stati accerchiati, invitati ad andarsene e poi aggrediti. «Eravamo nel fortino dei clan Spinelli e Ciarelli che controllano lo spaccio a Pescara – ha dichiarato Piervincenzi all’Ansa – attorno al quale si accampano tossicodipendenti da tutto l’Abruzzo per acquistare eroina e cocaina. Siamo andati lì a chiedere conto. Le vedette hanno segnalato il nostro arrivo: prima ci sono stati tirati contro oggetti, poi si sono mossi in gruppo e ci hanno aggrediti». «Per fortuna – dice il cronista – ho soltanto un occhio nero, per un pugno sull’arcata sopracciliare. E’ andata peggio a Sirio Timossi, finito al pronto soccorso a Roma per i pugni ricevuti alla schiena, e a David Chierchini che ha riportato una lesione alla gamba». Una parte dell’inchiesta sarà mostrata nella puntata di stasera, in prima serata su Rai2.

Il premier Conte ha espresso solidarietà alla troupe di Popolo Sovrano: «Questo governo non tollera zone di illegalità. Nessuno può sentirsi al di sopra della legge». Sostegno anche dai vertici Rai, dal sindaco di Pescara Marco Alessandrini e dal neo presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio che auspica «una dura reazione di tutte le istituzioni competenti per riportare la legalità in quel quartiere».

“Ingenuo”

«Sono talmente ingenuo – commenta Piervincenzi riferendosi anche alla precedente aggressione – da pensare che si riesca ancora a parlare con le persone. L’aspetto più doloroso di questa vicenda è che ci sono luoghi del nostro Paese dove non si possono fare domande».

Cristina Gauri

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