Genova, 20 ott – Nella terribile contabilità è catalogato al numero 132. Ma non si tratta di un reperto qualsiasi: quel tirante, accatastato in un hangar di Genova insieme ad altri detriti del Ponte Morandi, sarebbe la prova di come è crollato il viadotto dell’A10.

Stando a quanto riporta il quotidiano genovese Il Secolo XIX, gli inquirenti e i periti nominati dalla Procura hanno individuato lo strallo (nome tecnico del tirante) nel corso di una delle numerose ispezioni che stanno conducendo in queste settimane sulle macerie del Ponte Morandi. A balzare all’occhio è stato, spiegano i pm titolari dell’inchiesta Walter Cotugno e Massimo Terrile, “l’elevato stato di corrosione” dell’anima di acciaio, il che fa prendere quota all’ipotesi che il tirante si sia letteralmente spezzato, dando origine al devastante crollo.

Lo strallo incriminato partirà ora alla volta di Zurigo, dove un laboratorio specializzato procederà all’analisi tecnica del suo stato. Se le ipotesi dovessero essere confermate, si aprirebbe un nuovo filone nella ricerca della verità su quanto è successo al Ponte Morandi lo scorso agosto. Aggiungendo in capo alla concessionaria Autostrade per l’Italia anche l’accusa di non aver provveduto alla messa in sicurezza. L’ordinaria manutenzione era infatti stata programmata per la fine di quest’anno e l’inizio del 2019, ma senza prendere neanche in considerazione l’ipotesi di chiudere il cavalcavia.

Nicola Mattei

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