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Roma, 22 gen – Monica Lozzi, presidente del VII Municipio di Roma, è stata di parola. Oggi non solo ha ricevuto Francesca Di Napoli presso i suoi uffici, ma, dopo aver ascoltato la sua storia e letto le carte della vicenda, si è voluta recare di persona presso l’abitazione della famiglia in via Tuscolana. Da settimane vi raccontiamo la storia di Francesca, quella di una madre italiana di cinque figli vittima di una vera e propria persecuzione da parte degli assistenti sociali, che non può non far venire alla mente i recenti fatti di cronaca di Bibbiano. Anche grazie alle nostre inchieste, la presidente Lozzi è venuta a conoscenza del caso della famiglia Di Napoli.

La Lozzi visita la casa di Francesca Di Napoli – Video

Quando la settimana scorsa era stata interpellata in diretta tv da Mauro Antonini, ex candidato alla presidenza della Regione Lazio per CasaPound, il minisindaco del più grande Municipio della Capitale aveva dimostrato di conoscere molto bene la vicenda, proponendo lei stessa un incontro e rivelando, tra l’altro, lo strano passo indietro operato dalle due case famiglia che avrebbero dovuto accogliere i cinque figli di Francesca. E così dopo che ieri era stato il garante per l’Infanzia della Regione Lazio a dare udienza a Francesca Di Napoli, annunciando la convocazione presso i suoi uffici dei responsabili del servizio sociale del VII Municipio di Roma per chiarire i lati oscuri della vicenda, oggi c’è stato questo nuovo passo in avanti documentato integralmente dal Primato Nazionale.

Monica Lozzi: “Verificherò i termini del bando con la cooperativa”

La presidente Lozzi non solo ci ha confermato il passo indietro delle case famiglia in seguito al polverone mediatico, ma ha affermato che l’assistente sociale Maria Dell’Abate, incaricata di seguire la famiglia Di Napoli, ha rinunciato all’incarico. Un fatto che non fa altro che gettare ulteriori ombre sulla vicenda e spiega il perché, dal 20 dicembre 2019, Francesca non ha avuto più notizie in merito al destino dei suoi ragazzi. Inoltre la presidente pentastellata ha spiegato di non conoscere i termini esatti del servizio svolto dalla cooperativa Ermes presso il suo Municipio, trattandosi di un appalto aggiudicato attraverso una gara e quindi di un ambito esternalizzato di fatto a privati.

“Verificherò i termini del bando”, ha annunciato la Lozzi intervistata dal Primato Nazionale al termine della visita presso l’abitazione di Francesca, “cercheremo di capire se ci sono state anche delle mancanze nella gestione del servizio, anche perché è una gestione esterna e non posso garantire in prima persona”. A sentire queste parole sorge un dubbio: è possibile che a gestire un ambito così delicato, come l’affidamento dei minori sotto tutela dell’autorità giudiziaria, siano dei privati che magari hanno ottenuto l’appalto vincendo una gara al ribasso? In questo caso poi, trattandosi di una cooperativa, la Ermes, finita già al centro di scandali per la gestione dei campi rom, i dubbi aumentano a dismisura.

Lozzi: “L’appartamento è dignitoso”

Purtroppo la decisione del Tribunale dei minori c’è già stata e prevede lo smembramento della famiglia. Certo fa riflettere che questa decisione sia stata indirizzata principalmente dalle relazioni – piene zeppe di dichiarazioni false – di un assistente sociale, Maria Dell’Abate, che dopo le nostre inchieste è letteralmente sparita dai radar. E che di sicuro non è “solo” un assistente sociale, visto che già nel 2013 rappresentava la cooperativa Ermes in gare d’appalto di un certo peso come questa.

Insomma la frittata, una volta arrivata la sentenza, è fatta. A Francesca ora non resta che sperare anche nell’impegno della presidente Lozzi, che si è resa conto con i propri occhi che quello che gli assistenti sociali avevano definito sostanzialmente una topaia, è in realtà “un appartamento dignitoso”, garantendo il suo impegno “presso gli uffici competenti per la ricerca di soluzioni meno invasive”. Chissà che per una volta la politica non riesca a mettere una toppa, lì dove le solite cooperative sembrano aver combinato l’ennesimo disastro in nome (anche) del profitto.

Davide Di Stefano

2 Commenti

  1. I bandi di gara in questo ambito non possono essere assegnati con il criterio del massimo ribasso; al posto vostro, prima di scrivere un articolo così superficiale, mi andrei ad informare un po’ meglio.
    Anzi, al posto vostro non scriverei neanche un articolo in cui si tessono le lodi di una persona che, pur non avendo alcuna competenza in materia, pensa di poter dire agli assistenti sociali come fare il loro lavoro.

  2. Quanto vi pagano per sbattere mostri in pagina senza nessun fondamento, tipico di certa malapolitica che si nutre di malafede e alimenta malanimo e rancore? Prima i fatti, accertati dagli organi competenti che indicano chi ha commesso cosa, poi i giudizi. Non il contrario, sovranisti in stile far west che vi autonominate investigatori, giudici e giustizieri con la vostra morale addominale. Sempre pronti a sputare e sparare nel mucchio a caso, nel nome del vostro giustizialismo “fai da te”, che ricorda ormai tanto certa propaganda vecchia, trapassata, fuori dal tempo e dalla storia.

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