Roma, 9 feb – Capi di imputazione: guadagnare troppi soldi con la loro musica e non versarli nelle tasche degli autonomi, scrivere canzoni “non politiche” troppo poetiche e sterili nei riguardi della lotta di classe. Era la fine degli anni 70 e Antonello Venditti, Fabrizio De Andrè, Rino Gaetano, Francesco De Gregori, insieme a molti altri passarono attraverso le forche caudine dell’ira funesta dei “ragazzi incazzati” che non volevano pagare il biglietto per i loro concerti.

“La rivoluzione non si fa con la musica”, “vai in fabbrica e suona la chitarra a casa tua la sera”: questi alcuni degli slogan di accusa dei  “provocatori” di allora rivolti a chi faceva della musica il proprio mestiere. “Non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni”: forse così il cantautore Francesco Guccini è stato salvato, cavalcando lo spirito dell’epoca dei contestatori che mai lo toccarono né contestarono pubblicamente.

Diverso destino toccò ai sopracitati artisti: in particolare, l’artista romano De Gregori nel 1976 fu letteralmente sequestrato ed esposto alla pubblica gogna sul palco del Palalido in occasione della data milanese del tour per l’album “Bufalo Bill”. “Guadagni troppo e dormi in alberghi di lusso non elargisci fondi per la lotta”: in questo modo il “Principe” fu processato sul palco. Alla fine dell'”udienza”, con un filo di voce, De Gregori proclamò il suo ritiro dalle scene e la fine del tour. “Buonanotte fiorellino” e “Rimmel” erano un affronto agli ideali rivoluzionari.

Scrivere in maniera “disimpegnata” era una colpa imperdonabile per i cantautori dell’epoca; perfino l’album “La buona novella” di Fabrizio De Andrè fu tacciato di essere una sorta di inno cattolico e troppo “filocristiana”. L’opera del cantante genovese, descritta nelle sue intenzioni come un allegoria della storia degli anni 70, raccontata attraverso la storia biblica di Cristo.

Borghesi annoiati che non volevano pagare il biglietto: così molti definirono i componenti di certi movimenti rivoluzionari del tempo. La sentenza di questi processi ancora non è stata emessa: è demandata ai posteri.

Federico Meli

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