cavourRoma, 9 apr.Ci sono storie che, per quanto macroscopiche, spesso non sono potate con la dovuta ampiezza al pubblico, lo sappiamo. E’ il caso del cosiddetto “tour Cavour”, o per usare il patetico nome ufficiale della missione “Sistema Paese in movimento”: quattro mesi fa la portaerei è partita, scortata da diverse altre unità della Marina militare, per un giro “promozionale” dell’Africa e del Medio Oriente, per pubblicizzare il made in Italy in un comparto da “far tremare le vene e i polsi” appena lo si nomina, ovvero quello degli armamenti.Che per inciso è un settore, sembra superfluo dirlo, di altissimo profilo tecnologico, le cui industrie spesso trovano soluzioni innovative poi adottate anche nel vivere quotidiano (i navigatori satellitari sono l’esempio più banale).

In questo settore l’Italia vanta una lunga tradizione di eccellenza, ed è quindi logico promuovere i propri prodotti. Meno logico è stato il modo goffo e dispendioso con cui Difesa e Marina hanno gestito un’operazione in teoria di routine, inviando quattro navi quando ne bastava una e tentando di camuffare il tutto come operazione umanitaria e/o di promozione di prodotti italiani in genere.

Queste operazioni legate al settore degli armamenti sono una prassi che gli Stati produttori di armi compiono periodicamente senza falsi pudori e senza suscitare alcun polverone: un ottimo esempio di queste “crociere” promozionali non sono gli USA come si potrebbe pensare, ma la pacificissima Olanda.

Il Primato Nazionale ha intervistato in esclusiva Massimo Alfano, noto storico della Marina e apprezzato pittore navale (le sue opere sono esposte, fra gli altri, al Museo civico di San Pietroburgo).

Grazie di averci incontrati, Massimo. Raccontaci in breve cos’è il “tour Cavour”.

Alcuni termini che potrebbero definire in breve l’attività del 30° Gruppo navale sono spreco, viltà, mistificazione. Quella che è stata chiamata il Tour Cavour è la “missione” che quattro navi della M.M. (Cavour, Bergamini, Borsini, Etna) hanno ormai pressoché ultimato. Una lunga crociera (quattro mesi) intorno all’Africa e alla Penisola Arabica volta alla promozione e alla vendita di sistemi d’arma del più vario genere. Si tratta di una tentata vendita attuata con prosopopea e magniloquenza: inviare una portaerei, una fregata, un pattugliatore e una nave logistica per quel tipo di incarico è uno spreco. Per “mostrar bandiera”? Con una portaerei non operativa usata come trasporto? Coprire la vera finalità della missione dicendo che si tratta di una promozione del Made in Italy (sotto la copertura di qualche stand di mobili) è una viltà. L’Italia produce armi: finché lo farà è ovvio che cerchi di venderle. In una democrazia matura di queste cose si deve poter parlare apertamente. Aggiungere finalità umanitarie è una mistificazione. Un gruppo navale incentrato su una portaerei è un gruppo d’attacco e (ammesso che la portaerei funzioni) ha altre finalità: non serve per assistere chicchessia.

Perchè la scelta di utilizzare ben 4 navi secondo te? Quali sono i costi?

La scelta dell’uso di quattro navi è una follia ben correlabile alla più grande pazzia che ha condotto alla costruzione di una portaerei. Politici onnipotenti hanno autorizzato la creazione di un mostro divora-denaro così come i piccoli dittatori di paesi marginali nell’ottocento volevano a tutti i costi “la cannoniera”. Oh che lustro mandare in giro una squadra! Ad un costo di duecentomila euro al giorno (sottostimato enormemente) per quattro mesi è un vero affare, come andare a vendere un cesto di uova al mercato con una Ferrari.

Quindi il Ministero della Marina ha agito in modo poco efficiente? Ritieni sia colpa dell’eccessiva burocratizzazione della struttura, e dell’eccessivo numero di ammiragli che a poco servono se non a creare confusione?

Dipende dal punto di vista. In un’ottica di “fine dell’impero” dove la casta politica è assatanata nello spolpare l’osso che da decenni divora, le ultime battute sono sempre le più gaudenti. E allora chi cerca l’efficienza e a qual fine? Non certo i ministri, volti esclusivamente a consolidare posizioni di potere e a moltiplicare incarichi, ma neppure gli alti comandi cloni fedeli delle prassi ministeriali. Ed ecco che la struttura idealmente piramidale tende a diventare una colonna con un capitello pesantissimo.

Anche le altre nazioni fanno di questi “giri promozionali” a vantaggio delle loro industrie militari?

Tutte le nazioni produttrici di armi tendono a sostenere le proprie industrie e le marine possono diventare un vettore sobrio ed efficace di contatti commerciali. Utilizzando strumenti adatti in promozioni mirate.

La necessità di camuffare il giro con Federlegni e altri brand italiani a cosa è dovuta?

Alla paura di essere contestati da gruppi pacifisti. L’immagine dell’italiano deve essere di uno “buono” che compie solo missioni di “pace”. Non avendo il coraggio politico di sostenere apertamente che l’Italia vuole vendere armi allora si cerca di nascondere e coprire il tutto con un velo pietoso.

Il “tour” è stato pubblicizzato il meno possibile sui grandi organi di informazione. Tu come ne sei venuto a conoscenza?

La vecchia omertà funziona sempre bene. Un poco di disinformazione aiuta, ma in questo caso bisognerebbe veramente credere a Babbo Natale per bersi la storia del made in Italy e della missione umanitaria. Avevo saputo da voci che la portaerei era in viaggio intorno all’Africa e la cosa mi era sembrata abbastanza singolare poi cercando notizie ho trovato la pagina fb Controlliamo il tour Cavour.

C’è chi dice che questa “crociera” sia stata pensata dal ministro mauro nell’ambito del meeting di Rimini di CL: può essere vero?

Chiunque abbia avuto questa malsana idea ha promosso un’immagine deteriore del Paese. Tutte le nazioni dotate di portaerei le utilizzano come tali e non come espositori fieristici. Davvero l’ideatore può avere pensato che le marine dei paesi visitati non siano a conoscenza del fatto che il Cavour è una scatola vuota? Davvero può aver creduto di infinocchiare chi si oppone alle vendite di armi creando quella farsesca copertura? Così, tra interessi di casta, manifestazioni di piaggeria, bramosia di poltrone, personalismi e falsità si perde di vista il dovere fondamentale di ogni marina, quello di essere perfettamente operativa là dove occorre.

Valentino Tocci

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