Roma, 31 ago – Sempre più spesso sentiamo parlare di animali abbandonati in autostrada in corrispondenza dei periodi festivi, come le vacanze di natale o quelle di agosto. Ma il fenomeno del randagismo non è limitato a questo.

Combattere il randagismo: microchip e sterilizzazioni

È facile pensare che il motivo principale sia l’abbandono selvaggio, ma non è l’unica causa. Un fattore importante è rappresentato dalle mancate sterilizzazioni che indirettamente producono cucciolate numerose. Se questa potrebbe sembrare una sciocchezza, si pensi che un singolo parto può originare 12 cani o 7 gatti e può avvenire rispettivamente dalle 2 alle 4 volte l’anno. In Olanda, paese praticamente libero dal randagismo, il problema è stato affrontando rendendo obbligatoria la sterilizzazione dei cani non destinati alla riproduzione e imponendo tasse salate a chi possiede cani di razza.


In Italia, dal 1991 è proibito abbattere gli animali vaganti, ma piuttosto si punta al loro ricovero in strutture idonee e alla loro adozione, sempre se possibile. Questo piano è ottimo perché permette di microchippare, cioè di assegnare un codice identificativo univoco ad ogni cane e di iscriverlo in una banca dati. Inoltre, con questo sistema, se un cane viene smarrito e recuperato dalle autorità è possibile risalire al proprietario. Anche se volessimo essere più pragmatici, proponendo l’abbattimento di tutti i cani selvatici per sanare il problema una volta per tutte, non riusciremmo a raggiungere il nostro obiettivo: a Bucarest è stato finanziato con 9 milioni di euro un piano di abbattimenti dal 2001 al 2007 a partire da una stima di 70mila animali presenti, con il risultato di averne sempre 40mila dieci anni dopo. I cani uccisi sono stati ben 144339! Un insuccesso, senza considerare che i cittadini sono spesso contrari a questo sistema.

Tornando al microchip, va specificato che questo dissuade anche dall’abbandono, in quanto si può essere facilmente identificati e condannati ai sensi dell’art 727 del codice penale. Esso è obbligatorio per chi possiede un cane, ma non per chi ha un gatto: l’ultima stima parla di circa 2 milioni e mezzo di felini vaganti, a fronte delle sole 61878 colonie feline registrate e di pochi gattili. Le autorità di sanità pubblica sterilizzano questi animali, ma basta guardare i dati del ministero della Salute per capire che non è abbastanza: sono circa 65mila i gatti castrati ogni anno. Solo questi gatti, oltre a chi decide di farlo volontariamente (circa 500mila) sono registrati all’anagrafe. Come anticipato, il microchip è uno strumento utile alla prevenzione del randagismo, il cui obbligo di impiego però andrebbe esteso alla popolazione felina per essere totalmente efficace.

Qual è la situazione attuale?

Se da una parte gli ingressi nei canili sanitari (ossia le strutture comunali dove i cani vengono portati una volta recuperati e tenuti in osservazione fino a 60 giorni) sono diminuiti dagli 97859 del 2014 agli 83351 del 2018, non è rosea la situazione se osserviamo la disomogeneità che si registra tra nord e sud: la restituzione dei cani vaganti recuperati è minima nelle regioni meridionali, specialmente se paragonata alle regioni settentrionali, come si può notare dalla tabella prodotta dalla Lav.

cani randagismo

Gli abbandoni quindi sono in calo se paragonati ai livelli del 2006 (-23%), ma il sud deve certamente fare di più: dei 114866 cani ospitati nei canili rifugio (strutture spesso private e convenzionate, in cui l’animale entra in attesa di adozione dopo essere stato per un periodo nel canile sanitario) il 72% è nel Mezzogiorno.

Igiene urbana e sanità pubblica

Perché è necessario controllare il randagismo? È innanzitutto un problema di igiene urbana, con incremento della fecalizzazione e dispersione dei rifiuti. A livello di sanità pubblica, si aumenta il rischio di zoonosi (malattie che possono essere contratte anche dall’uomo) come l’echinococcosi-idatidosi, di contaminazione ambientale (buoni esempi sono la leptospirosi e la salmonellosi), di sicurezza (si pensi al rischio morsi o incidenti stradali) e di danni al patrimonio zootecnico: infatti spesso gli attacchi a greggi di ovicaprini sono causati da cani inselvatichiti, che a differenza del lupo non hanno paura dell’uomo. Tra l’altro, anche la conservazione di quest’ultimo è minacciata dal randagismo: il cane è un competitore delle risorse del lupo, avendo una nicchia ecologica sovrapponibile alla sua. Un altro potenziale fattore di minaccia per il lupo è rappresentato dall’ibridazione con il cane, oltre alle malattie infettive che possono trasmettergli, come la parvovirosi e il cimurro (molto contagiose).

Come agire? I dati ci dicono che lo Stato si sta muovendo nella giusta direzione, anche se occorre che regioni del sud facciano sforzi maggiori. Ad oggi, sembra che identificazione e registrazione degli animali sia il metodo migliore, insieme alla sterilizzazione. Uno spunto valido può essere sicuramente il modello olandese, rendendo obbligatoria la sterilizzazione dei cani non di razza a prescindere, e magari convenzionando le cliniche con il SSN: passare una sterilizzazione costerebbe nel tempo molto meno che mantenere tutti i cani nelle strutture, le quali vanno costruite e mantenute. Si pensi che la spesa annuale della regione Lombardia solo per il ricovero e mantenimento dei cani in canile ammonta a 7 milioni e mezzo di euro, mentre una sterilizzazione di una femmina richiede circa 300 euro di spesa, ma permette di evitare moltissimi costi potenziali futuri, essendo un metodo preventivo. Un altro valido spunto potrebbe essere quello di spingere a adottare un cane piuttosto che comprarne uno, studiando qualche sgravio fiscale o incentivo per l’acquisto di cibo. Queste soluzioni, oltre a far diminuire il numero di randagi e i problemi connessi al fenomeno, porterebbero vantaggi economici al settore veterinario e dei servizi connessi, oltre a contribuire ad abbattere l’evasione fiscale per le prestazioni erogate di cui si ha diritto al rimborso.

Francesco Roggiolani

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1 commento

  1. Bravo. Giustissimo articolo. Complimenti davvero.
    E’ di fondamentale importanza controllare il “papponaggio” che troppi Comuni mafiosi fanno sui fondi per le sterilizzazioni

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