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Roma, 8 mag – Alcuni virologi come Giulio Tarro lo stanno dicendo ormai da settimane: il coronavirus potrebbe sparire con l’estate. O quantomeno diventare innocuo al pari di un raffreddore, come ha spiegato ieri sera a Otto e Mezzo il virologo del San Raffaele Massimo Clementi. Una schiera che si fa sempre più ampia e della quale già da giorni fa parte Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano e membro del comitato di redazione di The Lancet, che già il quattro maggio scorso ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, aveva espresso il suo pensiero sintetizzabile in “questo virus non fa più ammalare come prima, bisogna ripartire altrimenti la povertà farà più morti”.

L’intervento di Remuzzi da Porro – video

“Noi dobbiamo far ripartire questo Paese”, aveva aggiunto Remuzzi da Porro. “Non è una questione di economia o di industriali. È una questione di salute. Dovete pensare che la povertà e i conflitti sono la più grande fonte di malattie e di morte in tutto il mondo. Ma sarà certamente così in Italia se non consentiamo alle persone di riprendere a lavorare”.

Remuzzi ospite da Formigli

Ieri sera il professore è intervenuto nuovamente in tv, stavolta a Piazzapulita su La7. Affrontando la questione sanitaria, Remuzzi si è detto convinto che sia “successo qualcosa. I malati di adesso sono completamente diversi di quelli 3-4 settimane fa, continuano diminuire ricoveri terapia intensiva e nei reparti normali, prima arrivavano pronto soccorso 80 persone tutte con difficoltà respiratorie. Adesso arrivano 10 persone di cui 8 le puoi rimandare a casa. La cosa è cambiata non solo a Bergamo a Milano, è cambiata a Napoli, a Roma, dappertutto non ci sono più situazioni gravi che c’erano 3-4 settimane fa”.

La minore aggressività del virus resta un “mistero”

A questo punto Corrado Formigli gli chiede “perché?”. Remuzzi spiazza il conduttore con una risposta piuttosto franca: “Perché non lo so. Non ho la minima idea“, ammette il direttore dell’Istituto Mario Negri. “Forse qualcosa a ha a che fare che si sia creata una certa immunità nella popolazione, o che vengano curati meglio a casa ma dubito, perché le cose non sono cambiate in tal senso, farmaci nuovi non ce ne sono. Abbiamo comprensione molto chiara come meccanismi come quelli della coagulazione, sono convinto che il complemento abbia un ruolo assolutamente importante. Se ci fosse dimostrazione definitiva ci sono farmaci che inibiscono formazione del complemento”.


 Davide Romano

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