Roma, 16 set – Abbiamo un problema con Repubblica. Bella scoperta, si dirà. Tuttavia non intendiamo dire che il problema ce l’abbiamo noi del Primato Nazionale. Ce l’ha l’Italia. Il modo in cui tale quotidiano si autopercepisce è infatti inquietante e merita di essere approfondito.

Nel recente comunicato del Cdr, in cui si biasima l’applicazione alla redazione delle misure di austerità e responsabilità che la medesima testata ha ampiamente elogiato quando la stessa ricetta toccava all’Italia (che il Cdr sia diventato populista verso se stesso?), possiamo incidentalmente leggere che i tagli preventivati dall’editore metterebbero a repentaglio “il ruolo di Repubblica come garante del tessuto democratico del Paese”. Booom.

Insomma, se chiude (o anche solo si indebolisce) Repubblica, in Italia salta la democrazia. E badate che il comunicato è preciso: non si parla di un ruolo svolto genericamente dal giornalismo, ma proprio da Repubblica, da loro e solo da loro. Se chiudono La Stampa o il Corriere della Sera, che pure del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sembrano sempre più delle brutte copie, si può sopravvivere. Se chiude il Giornale o La Verità, la democrazia parrebbe addirittura essere più solida. Qualora andasse in rovina Il Primato Nazionale, poi, si festeggerebbe. Se invece chiudono i battenti loro, è la civiltà stessa che crolla.

Ora, nella “Costituzione più bella del mondo”, questo ruolo del “garante del tessuto democratico” non è curiosamente menzionato. E non si capisce bene in cosa consista, in verità. Sembra però una cosa seria, una di quelle che definiscono i Paesi civili da quelli autoritari. Putin e Orban ce l’hanno un “garante del tessuto democratico”? No? Appunto.

Come definire, però, questa autopercezione di se stessi come istituzione, quando istituzione non si è, bensì azienda privata, al servizio di un ben preciso gruppo finanziario e con una ben definita linea editoriale? A noi sembra una cosa vagamente eversiva, a dirla tutta. Perché si innalza a livello dello Stato qualcosa che Stato non è, perché  c’è qualcuno che si arroga il ruolo di protettore di un bene comune quando in realtà persegue un bene privato, perché pone una fonte informativa autoritariamente al di sopra degli altri.

Tutta la polemica sulle fake news e sui relativi rimedi, tanto per dirne una, assume il suo vero significato. Ma quale battaglia per la verità e la trasparenza: qui c’è un giornale che è addirittura il “garante del tessuto democratico” italiano. E gli altri chi sono? Nessuno, dilettanti, merdacce. Le fake news, quindi, sono solo quelle degli altri, proprio per lo squilibrio di autorevolezza istituzionale di partenza. Lottare contro le fake news significa quindi, in buona sostanza, lottare contro il modo di fare giornalismo degli altri. Altri che non sono mia “garanti del tessuto democratico”, eh…

Si tratta, semplicemente, della fine di ogni idea di confronto dialettico, dell’azzeramento di ogni possibile diversità di opinione e orientamento. È la certificazione dell’“io so’ io e voi non siete un cazzo”. E la chiamano democrazia.

Adriano Scianca

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5 Commenti

  1. Repubblica, ovvero come un gruppo di soloni autoreferenziali e comunistoidi,arroganti e spietati contro i patrioti italiani,ritiene di possedere il verbo divino………..democrazia??? La vostra nauseabonda ricetta,fatta di immigrazione e codardia di fronte alle deiezioni europee,ovvero burocrati ignobili servi del lurido patto franco tedesco, sta portando il paese al disastro, gli italiani alla fame e i giovani fuori dal paese……….per mantenere la latrina che avete creato fra burocrazia, partiti sinistri e cattocomunisti vari noi schiavi italici dobbiamo pagare un prezzo altissimo, fatto di tasse e minacce,poiché ciò che subiscono le partite iva ed i piccoli imprenditori in tema fiscale risulta disgustoso e minaccioso…………… Oramai molti scappano da questa cloaca immonda dove lo stato sovvenziona e mantiene pure anche la vostra tipologia editoriale…………la vostra presunta democrazia è utile come un calcio sui coglioni e produce attacchi di colite spastica…………..auguri.

  2. “Repubblica”….. Un’ “Unità” appena un po’ più forbita…!… Per il resto… Cosa aspettarsi da gente che ha millantato per decenni, e tutt’ ora millanta, per “repubbliche” delle, oggi le chiamerebbero: “no go zone”, aree territoriali momentaneamente preda del banditismo e dell’ arbitrio più assoluti?… Vedi appunto: Ossola e Montefiorino?…..

  3. Oggi: “no-go-zone”. Ieri: “bandengebiet”: zona infestata da bande. Le “repubbliche” che sono il ” modello” di come dovrebbe essere una repubblica per “Repubblica”!…..

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