Roma, 1 lug – Nella mitologia giapponese, la carpa koi è emblema di bellezza e di virtù. La perseveranza tipica di chi risale la corrente, di chi ci nuota contro: un anticonformismo raro e la forza di superare ogni avversità. Così oggi, chi si barcamena coraggiosamente contro il “pensiero unico”, il “dogma del mainstream”, è una carpa koi fattasi uomo: è il caso di Riccardo Scamarcio.

“Salvini non è razzista. Questo governo ingloba il pensiero nazionalista nel senso più nobile del termine. Aquarius? Doveva accoglierla Malta”. Eccola, la voce fuori dal coro. Il tanto vituperato pensiero dissidente che si oppone ai “pensatori di sinistra che si fanno abbindolare dalla stampa mainstream”, aggiunge l’attore pugliese. Apriti cielo, scatenati Twitter! Insulti, improperi, battesimi con nomi infelici e di morte minacce: nuova, insospettabile vittima della gogna mediatica hic et nunc.

Scamarcio incarna non solo il nipponico concetto di “acquatica” perseveranza, ma risponde all’archetipo del “Dissidente” teorizzato dal russo Roj Medvedev: “Dissidente è colui che, esplicitamente, esprime il dissenso e lo manifesta. Nel mondo dei buonisti, nella melassa dei “politicamente corretti”, il non allineato Riccardo Scamarcio merita un plauso per la sua coraggiosa, dissenziente affermazione. Facile (e miserabile) omologarsi seguendo il gregge, difficile (e virtuoso) essere “voce”: purché fuori dal coro.

Discorso discrezionalmente analogo per Pierfrancesco Diliberto, alias Pif. Parole certo non assertive, quelle del regista e conduttore: su governo e leghisti, non si risparmia affatto: “Il problema non è Salvini ma la gente che ci crede. Il problema non è Salvini ma il deficiente che prende il fucile a piombini e spara contro le persone di colore”, afferma. Ma inaspettate dichiarazioni, vanno rimarcate con piacevole stupore: Se sei ricco è facile essere di sinistra, perché non hai il rom o il migrande come vicino. Buonisti, adepti del mainstream: come la mettiamo? Sicuri dell’ormai incancrenita risposta (“Razzisti! Fascisti!”), constatiamo (con fondatissimo giubilo) l’esistenza di menti libere e pensanti. L’esatto opposto, l’antipode perfetto del “The Man of the crowd – l’Uomo della folla” di Edgar Allan Poe. Quell’individuo indistinto, profondamente solo e solo, apparentemente, in compagnia. Mero numero, in quella prigionia chiamata “massa”. Nell’inganno di essere “qualcuno”, la realtà dell’essere “nessuno”. Contro-informazione, anti-sistema, contro-corrente: “Et ventis adversis”, direbbe il Vate D’Annunzio. L’opposizione al pensiero omologante, come unica via per l’affermazione del Sé:“Ognuno con le proprie diversità, ognuno con le proprie tradizioni, ma uniti in un unico scopo”. Che i tanti “Io”, allora, diventino sempre più un “Noi”.

Chiara Soldani 

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