porto portualitàRoma, 23 set – Come annunciato dal titolare del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, la fine del presente mese di settembre dovrebbe vedere l’approvazione dell’ennesima riforma relativa alla Legge 28 gennaio 1994, n. 84, ossia la principale fonte normativa presente nel nostro ordinamento giuridico in materia di portualità.

Secondo quanto comunicato, i mutamenti riguarderanno in primo luogo un’operazione di snellimento ed ammodernamento della struttura amministrativa degli scali, tagliando sensibilmente il numero delle Autorità portuali (enti pubblici non economici, come diversi altri ricalcati sul modello delle agenzie indipendenti anglosassoni), che da 24 passerebbero a 14 – 15. Ciò comporterebbe notevoli ricadute in ordine agli assetti di potere regionali, in una logica di centralizzazione e di concentrazione, più che mai necessaria alla luce dell’esigenza, da parte della portualità nazionale, di tornare ad essere competitiva, in un contesto internazionale sempre più caratterizzato da realtà di dimensioni estremamente ampie; si pensi, come all’esempio più agevole, ai grandi hub dell’Europa settentrionale e dell’Asia sud – orientale, che al momento costituiscono i punti nevralgici del traffico marittimo mondiale.

Lo stesso Piano strategico nazionale della Portualità e della Logistica (PSNPL), approvato nel luglio scorso dal Consiglio dei Ministri, e da cui sono tratte le linee fondamentali della riforma di cui si tratta, prevede altresì numerose disposizioni (la cui concreta operatività è, peraltro, demandata a decreti attuativi, strumenti la cui adozione non è certo sempre stata connotata dalla necessaria puntualità) in materia amministrativa e lavoristica, nel tentativo di ridare ossigeno ad un settore che, nonostante una recente e generale ripresa, in particolare per quanto si è avuto modo di osservare rispetto al porto di Genova, primo porto italiano e mediterraneo, permane da anni in una sostanziale situazione di difficoltà.

Di sicuro interesse è, a riguardo, il tentativo di promuovere l’intermodalità, ossia l’utilizzo congiunto di diverse forme di trasporto nell’ambito della generale movimentazione delle merci.

Appare chiaro, tuttavia, come nessuna riforma, per quanto congegnata, possa apportare i vantaggi prefissati in assenza di un approccio fortemente orientato alla crescita ed all’eliminazione di quelle incrostazioni particolaristiche e clientelari che tanto hanno nuociuto, e nuociono tutt’ora, ad una corretta gestione degli apparati produttivi, nel residuo spazio rimasto alla mano pubblica dopo i cambiamenti radicali in senso privatistico portati dagli anni ’90 su impulso delle istituzioni comunitarie (e dei quali la stessa legge 84/94 è figlia). Il passaggio dagli enti portuali previgenti alle attuali Autorità non ha, infatti, comportato i cambiamenti sperati; al contrario, proprio all’interno di enti che, per statuto, avrebbero dovuto essere contrassegnati da imparzialità ed indipendenza, si sono verificati pesanti fenomeni di ingerenza e di sfruttamento da parte di note componenti politiche, e non certo in un’accezione che, pure, avrebbe potuto avere riflessi positivi, quanto nell’ottica del più assoluto personalismo.

Quel che è certo è che il settore dei trasporti, che nei porti trova uno snodo fondamentale, deve poter contare su organizzazioni efficienti e funzionanti, e non su processi di deregulation le cui conseguenze hanno spesso palesato l’emergere di problemi ancora più gravi di quelli affrontati.

A questo riguardo, sarà essenziale vedere in che modo il governo, a riforma entrata in vigore, intenderà affrontare la questione di opere pubbliche assolutamente necessarie per la portualità tutta, tra cui l’ammodernamento dei fondali marittimi, ad ora provvisti di profondità inidonea ad accogliere il naviglio di sempre maggiori dimensioni proveniente, in particolare, dall’Oriente; esigenza che, al contrario, è stata recepita dal principale scalo mediterraneo concorrente, quello di Barcellona. Vedremo, insomma, se a tanta forma corrisponderà altrettanta sostanza.

Franco Pierelli

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