Roma, 3 ott – Sono state ricoverate all’ospedale Cotugno di Napoli due persone appena rientrate dal Bangladesh. La diagnosi è di colera. Si tratta di una donna e di un bambino di due anni, immigrati, residenti a Sant’Arpino (provincia di Caserta). La situazione, a detta dei medici, è sotto controllo poiché “i contatti familiari sono stati individuati e ora sono sotto stretta osservazione sanitaria. Entrambi sono in situazioni stazionarie”.

La donna sembra non destare troppe preoccupazioni, ma il bambino è stato fino a questa mattina in rianimazione. Un caso di colera in Italia non si vedeva da dieci anni, da quando un uomo di ritorno dall’Egitto morì in ospedale a Milano pochi giorni dopo. Si scongiura un’epidemia nel nostro Paese dal 1994, a Bari, quando ci furono circa 10 casi. In Europa abbiamo decine di situazioni analoghe di colera importato da altri continenti negli ultimi anni, come i 24 casi nel 2015 in sette Stati del continente, dei quali la metà dei colpiti risiedeva in Gran Bretagna. La malattia infettiva acuta è causata da batteri della specie Vibrio Cholerae, probabilmente avvenuta con l’aver ingerito acqua o alimenti contaminati da questa specie batterica. È un’infezione alquanto inusuale in condizioni igienico-sanitarie buone o quantomeno discrete e spesso colpisce le zone asiatiche o africane. Il picco della malattia avviene con una veloce disidratazione e l’incubazione varia da uno a cinque giorni.


L’istituto Superiore di sanità rassicura dicendo che non c’è nessun rischio contagio, ma solo il fatto di una nuova introduzione di una malattia che in Italia non si vedeva da un decennio non fa che riflettere sulla sicurezza sanitaria, specialmente in riferimento all’immigrazione.

Clara Tozzi

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