Roma, 4 apr – Il solito raccontino mistificatorio: i rom sono degli ottimi vicini di casa, anche e soprattutto se accolti in una struttura per immigrati a spese del contribuente, ovviamente dopo averli tolti da quelle topaie chiamate “campi”. E proprio da uno di questi campi sono arrivati i settanta rom che la “sindaca” Raggi aveva intenzione di sistemare in un palazzo di Torre Maura, ovviamente a spese dei contribuenti i quali, forse senza saperlo, già pagavano le utenze della loro precedente sistemazione. O forse Gad Lerner vuole spiegarci, tra uno stracciamento di vesti e l’altro, che le bollette del campo rom gliele pagava lui?

La situazione è surreale certamente non per la rivolta cittadina verificatasi a Roma, piuttosto per la narrazione falsa che accompagna ogni situazione di questo genere, ogni evento di questa portata: praticamente, ognuno di noi ha il dovere di accogliere chiunque bussi alla porta senza esitare e garantendo il massimo impegno possibile, ossia nessuna protesta e il portafogli massimamente aperto. La stupidità sta proprio in questo passaggio, ossia nella negazione a chiunque della possibilità di aprire gli occhi e porsi delle domande sulla opportunità che una situazione si crei, che una condizione di disagio sopravviva, col mantra altrettanto stupido ripetutoci secondo il quale il principio di realtà non esiste perché prevale su tutto la gara a chi si mostra più buono.

I salotti buoni fuori dalla realtà

Ed è tutto un vociare, ed è tutto un invocare la pietà umana, un piagnucolare dai salotti televisivi romani in cui solo grazie all’inviato vengono viste e conosciute le facce di coloro che il misero popolino non accetta mentre la crème de la crème abbraccerebbe come farebbe coi propri figli. E di figli, questo paese non ne ha più. Peccato vi siano quei chilometri di distanza a separarli, quella distanza di censo, di cultura, quella distanza di quartiere a rendere impossibile l’incontro tra coloro che vogliono essere accolti e coloro che vogliono accogliere senza porsi domande.


Di Stefano dei 5 stelle afferma in tivù, ad Agorà, che la condizione dei rom che vivono nei fatiscenti campi si risolve concedendogli alloggi popolari e cittadinanza italiana. Probabilmente gli sfugge che i signori rom, se provenienti da un paese dell’Unione europea, hanno quella cittadinanza europea che permette loro di muoversi e stabilirsi liberamente negli altri paesi membri. Strano però che, essendosi stabiliti oltre tre mesi fa su suolo italiano, continuino a essere un peso per il nostro welfare sebbene la capacità di mantenimento, dunque di non pesare sullo Stato ospitante, sia la prima condizione per poter rimanere per più di tre mesi in un altro paese dell’UE.

Una biblioteca per risolvere il problema?

E poi la cialtronata della cittadinanza italiana ancora una volta sbandierata come la soluzione a tutti i problemi degli immigrati in Italia è roba da casa di ricovero, perché in soldoni consisterebbe nel rendere legale con un colpo di bacchetta una situazione che non lo è, e ciò perché la politica non è in grado di assumersi la responsabilità di prendere decisioni serie e irrevocabili. Dunque i rom, se non in grado di rimanere in Italia perché incapaci di soddisfare i requisiti necessari, saranno rimpatriati. E chi rimarrà qui si pagherà un affitto. La corsia preferenziale la meritano quegli italiani che da generazioni lavorano per rimpinguare le casse dello Stato italiano, punto e basta. Dal solito divano comodo degli studi Rai romani, Dario Nardella, sindaco di Firenze, tiene a dirci che le periferie sono delle polveriere e che tal problema si risolve con “centri culturali, con nuove scuole e nuove biblioteche”.

Come quando Renzi disse che il terrorismo si combatte con la cultura, e neanche lui aveva ben capito cosa diavolo stesse dicendo. Poi Nardella sembra uno degli scolari de L’attimo fuggente, il film con Robin Williams professore di una classe di scolari ai quali probabilmente avevano tagliato i capelli fissandogli una pentola in testa. Con quel fare pacato, con quel sopracciglio pronto ad alzarsi e il tono fintamente indignato contro chiunque non si lasci travolgere dal fiume di buoni sentimenti e di ottime intenzioni in cui i Nardella sguazzano abilmente. Capite? Una biblioteca risolverebbe il problema dei settanta rom nella periferia romana, i libri, le letture, la pazienza certosina e non certo quelle barbare grida di rabbia degli ignorantoni quasi certamente di destra, anzi d’estrema destra, proprio come tiene a precisare la conduttrice altrettanto esterrefatta.

La libertà d’espressione negata

L’Italia è il paese dei girotondi, e da quando Berlusconi non è più l’arcinemico per antonomasia, le marce trionfanti tenendosi per mano vengono organizzate contro i nuovi nemici: ossia il fascismo e il razzismo eterni. Eco d’altronde propose una visione del mondo dispotica per cui chiunque non si allineasse al suo discorso è tacciabile di tali nefandezze. E oggi, i suoi eredi ideologici falciano la libertà d’espressione fissando una targa sul petto altrui, sciorinando minchiate sulla bontà della loro azione. Diteci quale periodo storico vi ricorda questo modus operandi.

La liturgia dell’amore per il migrante, per il diverso, ha come fine ultimo quello di sguazzare nell’autocompiacimento del ricco che va oltre, che pensa di più, che non è affetto da certe barriere ideologiche. Un tempo veniva predicato l’esproprio proletario, senza tener conto di chi quella ricchezza produceva lavorando ogni santo giorno, e oggi predicano l’amore universale senza confini né barriere senza considerare che dopo i balletti della Boldrini dovremo fare i conti con la dura realtà. Eccola lì, la sinistra bon vivant aromatizzata al tartufo e innaffiata di champagne, il quale rende frizzanti le arringhe di coloro che vorrebbero dare questo paese in pasto al proprio ego smisurato, alla propria altezzosità, alla propria incapacità di aderire anche solo minimamente a quel concetto astruso chiamato realtà.

Lorenzo Zuppini

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  1. Tutto a suo tempo previsto, codificato e stampato ad imperitura memoria su quel tanto vituperato “grimorio” nomato: “I “Protocolli” dei “Savi Anziani” di “Sion””. Il Popolo, che dovrebbe essere “Sovrano” e padrone del proprio destino, viene reso: “Indifeso come un gregge! Con l’ aiuto della “LEGGE””! Con collaudati metodi polizieschi ed inquisitori viene conculcato, umiliato e punito ogni qualvolta non vuole piegarsi alle angherie e alle porcherie delle bande di terroristi, di cannibali, di zigagnoni indisponente, violenti, ladri & parassiti che bisogna pure mantenere tout court! Ma quel “grimorio” è un falso demoniaco e seminatore di “odio razziale” totalmente immotivato!!! Se non ci aiutiamo da noi… Ho paura che Dio non ci aiuterà!!! Auguri! Italia!

  2. …ma proprio non li vogliono nei loro quartieri radical chic…meglio che vadano in periferia, tra il popolo ” razzista”…

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