Milano, 12 apr – Confermate le condanne in Cassazione a 4 anni e 7 mesi di reclusione per l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede e a 2 anni e 10 mesi per l’ex consigliera lombarda Nicole Minetti nell’ambito del processo Ruby Bis. E’ stata così resa definitiva la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano il 7 maggio 2018 per quanto riguarda i reati di favoreggiamento della prostituzione avvenuti durante le “seratine” nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Fede, essendo un ultrasettantenne dovrà scontare i primi mesi della pena agli arresti domiciliari e poi potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali mentre la Minetti potrà farlo da subito essendo condannata a scontare un pena inferiore ai 4 anni.

Amareggiati

Fede ha così commentato la sentenza ai microfoni dell’AdnKronos: “Io sono stato condannato perché ho indotto sei ragazze alle prostituzione. Perfetto. Punto e basta. Se qualcuno ci crede va bene. Non commento minimamente. Mi viene da ridere. Intanto devo scegliere dove fare gli arresti domiciliari, se a Roma, a Napoli, a Capri o a Milano”. C’è grande amarezza nelle sue dichiarazioni: “Chi può credere che io abbia potuto far prostituire delle ragazze con Berlusconi? Alcune di queste ragazze io non le conoscevo neanche. Le due ragazze di Torino le ho viste una volta nella vita. Mah. Davvero non voglio aggiungere altro”, conclude. Il legale di Fede, Maurizio Paniz, ha poi spiegato: “E’ amareggiato, perché assolutamente convinto della propria innocenza e ribadisce la sua assoluta onestà intellettuale in ciò che ha fatto pur nella convinzione che in uno Stato democratico le regole e le sentenze vanno rispettate, anche se non sono condivise”, afferma. “Sconterà la pena ai domiciliari, come è normale per una persona che ha 86 anni“. Dello stesso avviso il legale della Minetti, Paolo Righi: “Ho parlato con Nicole Minetti. Lei, come tutto il collegio di difesa, non si aspettava la conferma della condanna da parte della Cassazione. E adesso faremo domanda per l’affidamento in a prova ai servizi sociali, come consentito dalla legge”. L’avvocato ha annunciato un ricorso alla Corte Europea.

Cristina Gauri

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