Roma, 26 set — Rula Jebreal sta rosicando, (l’unica attività che le viene veramente bene): la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni, e più puntuale dei proverbiali treni è arrivata la geremiade. Ieri sera la pasionaria palestinese dei diritti al caviale ha rotto il silenzio per prima, commentando i primi exit poll che davano Meloni e compagnia in netto vantaggio sul centrosinistra.

Rula Jebreal e la rosicata sui risultati delle elezioni

Da oggi, secondo la giornalista, si aprono le porte di un incubo distopico a metà strada tra Medioevo, Ventennio, Santa inquisizione e segregazionismo in stile Alabama degli anni ’20.  «Come previsto, la coalizione di estrema destra guidata dal partito xenofobo di Meloni ha vinto clamorosamente. Un secolo dopo la presa del potere di Mussolini, la postfascista Giorgia Meloni riporterà l’Italia all’autocrazia». Jebreal ha poi seguitato a twittare tutta la notte tratteggiando pennellate di un futuro che non apparirebbe possibile nemmeno a un nostalgico con fez in pellegrinaggio a Predappio. «Ho dibattuto a lungo su Meloni, la complottista neofascista, il nuovo premier italiano. Alcune delle sue posizioni di governo della coalizione: pulizia di massa degli immigrati; criminalizzazione della diversità; giustificare la guerra di Putin; glorificare i fascisti».

Di quale Meloni parla?

Quegli stessi fascisti che Meloni ripudia da mesi, ma non la si fa a Rula, che preconizza incubi dittatoriali a base di campi di rieducazione per Lgbt e e pulizia etnica per immigrati. «In ogni caso, Meloni sembra intenzionato a smantellare la Repubblica Democratica», prosegue come un fiume in piena: «Le sue agende economiche, politiche e di politica estera sono progetti per il disastro in Italia, con conseguenze catastrofiche per la Nato e l’Europa». Sta parlando proprio di lei, Giorgia «Aspen Institute» Meloni. Quella stessa Meloni che ha passato una campagna elettorale a rassicurare ogni frangia dell’establishment, da Bruxelles ai mercati passando per Mattarella al grido di «non faremo cose pazze».

Forse la Jebreal ieri sera ha fatto bisboccia prima di consultare gli exit poll. Oppure vive in una dimensione parallela dove la leader di FdI e prossima premier non è filoatlantista e non ha confermato supporto all’Ucraina. Ma occorre essere sinceri: queste ultime sono questioni che importeranno tra qualche ora, per adesso la piccola (transitoria) soddisfazione di veder frignare tutto il gotha del progressismo non ha francamente prezzo. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. fa qualche lavoro serio questa tizia,oltre che vomitare insulti e accuse
    sul prossimo governo del paese che la ha accolta?

    no,vero?
    immaginavo….
    un’altra disutile a cui piace dare aria alla bocca.

  2. Lei dice “Con Meloni pulizia immigrati e ritorno del fa***smo” E lo diciamo anche noi, sennò che l’abbiamo votata a fà ? Se poi qualcuno dovrà cambiare mestiere, a lei i requisiti non mancano.

  3. […] Roma, 30 set — Raccapricciante, rivoltante, spregevole, sono gli aggettivi più gentili che gli utenti delle piattaforme social stanno rivolgendo a Rula Jebreal in queste ore: e no, non è colpa del fascismo se la gente la attacca, ma della sua insopprimibile volontà di grattare quel fondo che lei ha già toccato abbondantemente a suon di sparate e mistificazioni. […]

  4. Si ma quell’aria che lei da alla bocca è pulita quando entra; poi, che esca di sopra o che esca di sotto; sempre zozza è .

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