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Roma, 12 giu – Il ministro degli Interni Matteo Salvini non lascia, anzi raddoppia. E dopo la chiusura dei porti e il conseguente stop alle Ong complici dei trafficanti di essere umani, ora punto dritto contro la Turchia.
Sul piatto ci sono i cospicui finanziamenti a fondo perduto che Ankara, facendo leva sulla possibilità di lasciar passare potenzialmente milioni di clandestini dal medio oriente verso la rotta balcanica (e da qui in Europa), è riuscita a strappare all’Unione Europea nel 2016, all’apice di una delle cicliche crisi.
Parliamo di 3 miliardi l’anno gentilmente offerti da Bruxelles – 2 attinti dal bilancio comunitario e 1 erogato direttamente dagli Stati membri – nel periodo 2016-2017 e che dovrebbero essere versati nelle casse statali di Erdogan anche per il biennio 2018-2019. Un fiume di denaro al quale partecipa pro-quota anche l’Italia, ma che non apporta alcun beneficio alla nostra nazione. Nell’indifferenza dell’Ue la rotta centromediterranea ha infatti continuato a “prosperare”, senza che alcuno dei partner venisse in nostro aiuto.
Da qui l’ipotesi che, secondo indiscrezioni, circola dalle parti del Viminale e frulla in testa a Salvini: perché non usare almeno una parte dei soldi destinati alla Turchia per intervenire invece in Libia e bloccare così un fronte altrettanto caldo? I diretti interessati per ora nicchiano, ma dalla loro c’è che per imporre tale scelta non servirebbe neanche dover andare all’Unione e fare una qualche voce grossa: perché i miliardi giungano ad Ankara serve infatti l’unanimità dei membri Ue, per cui anche solo un voto contrario si configurerebbe come l’esercizio di un veto. Abbastanza per ridurre Bruxelles a più miti consigli. Il leader della Lega avrà la forza, dopo essersi messo di traverso alle Ong, di andare fino in fondo anche in questo caso?
Nicola Mattei

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