Roma, 8 mag – Mostrare di avere sale in zucca di questi tempi sembra essere merce rara. Capita sovente di imbattersi in intellettuali, o presunti tali, che sparano fesserie tanto per farsi pubblicità. Peccato che quasi sempre risultino noiosi, supponenti e ottengano dal pubblico la peggiore (per loro) delle reazioni: sonori sbadigli. Vittorio Sgarbi non è tra questi e sulla polemica scatenatasi riguardo alla partecipazione della casa editrice Altaforte al Salonde del Libro di Torino, ha detto cose semplicemente sensate. Quindi, sempre considerati i tempi, condivisibili e apprezzabili.

Si tratta, ha detto ai microfoni di Radio Radio il critico d’arte, di una “polemica utile al dibattito, ha fatto capire l’intolleranza di quelli che vogliono fare gli esclusivi”. Secondo Sgarbi infatti “proibire a loro (Altaforte, ndr) di andare sarebbe stata una censura, non andarci perché ci vanno loro è una forma di auto-castrazione”. Non fa una grinza. “Se non c’è un’esaltazione attiva del Fascismo, ciò vuol dire una ricostruzione del partito (che non è in atto), non si capisce quale logica debba indurre a dire ‘io vado, io non vado’. Creare un effetto di contrasto rispetto al libro, la cui sostanza, anche del più brutto libro, è importante e utile che esista perché dobbiamo garantire l’esistenza anche del nemico, vuol dire limitare l’espressione di cose intelligenti, di cose giuste e anche di cose contrastanti”. Tutto lapalissiano, dunque non gradito agli inquisitori dell’ultima ora.

La parola non si può censurare

Sgarbi poi considera un errore la “scelta del ministro dell’Interno”, una sorta di ingenuità. Una scelta che per la verità è dell’autrice del libro, come ovvio che sia. E’ abbastanza capzioso tentare di stabilire una gerarchia degli editori, come se qualcuno avesse una corsia preferenziale, ma tant’è. “Ho valutato l’errore di Salvini, che si può spiegare. Un errore di comunicazione. Avrebbe dovuto fare il libro con un editore generalista, per evitare di diventare fiancheggiatore di quello che non conosce. Io stesso fino all’altro ieri non sapevo che ci fosse questa casa editrice e dubito che lo sapesse lui. Ha dato il suo materiale all’intervistatrice, dando evidentemente piena disponibilità di scegliere chi voleva. Ci sono molti errori in questa vicenda… Una specie di mancanza di approfondimento, perché se lui avesse calcolato questo casino sarebbe un genio del male”.

Infine Sgarbi precisa: “Questo è fascismo: censurare, escludere, cacciare, non volere le idee degli altri. La parola, qualunque essa sia, anche la più terribile, non deve essere mai censurata”. A parte il fatto che non vi sono fascisti in circolazione che vietano di esprimersi a qualcuno, pratica al contrario diffusa tra gli antifascisti, il discorso sulla libertà di parola è centrato. Finalmente.

Eugenio Palazzini

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